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LA
RELIGIOSITÀ, LA DEVOZIONE, LA FEDE DEGLI ANTENATI MONTECALVESI
Il 17
luglio 2008 sarà inaugurato a Montecalvo Irpino il
Museo della Religiosità Montecalvese
e della Memoria Pompiliana
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Medaglie
e monete tra i reperti archeologici della Costa della Mènola
Ero ragazzo, quando
cominciai a raccogliere alcuni reperti antichi tra le zolle, nella
terra dei miei nonni paterni alla Costa della Mènola, attorno al
casino di Minòcchju, acquistato dal nonno Angelomaria con i
dollari risparmiati, grazie alla sua emigrazione negli USA, all’inizio
del Novecento, che noi ereditammo e fu abbattuto dopo il terremoto del
1980. Raccoglievo, tra lo scetticismo e l’incredulità dei parenti
prima, e degli estranei poi, ciò che era inutile nella cultura
materiale dei contadini. Per loro aveva importanza solo ciò che era di
utilità pratica o si poteva cedere a terzi in cambio di denaro. Un
comportamento, il loro, giustificato dal fatto che si viveva in
un’economia di sussistenza.
(continua)
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Notizie sulla poesia da Trento - 2008 |
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 Elio
Fox, Giacomo Manzoni ed Italo Bonassi
Elio Fox, storico e antologizzatore da lunga data della
poesia vernacola trentina, ha organizzato con il suo “Cenacolo trentino
di Cultura dialettale”, in collaborazione con la SOSAT di Trento, sei
“Incontri per il recupero della memoria popolare”, dal titolo “Trento ai
tempi di Bepi Mor, Vittorio Felini e Carlo Nani”, tutti alle 20,30,
nello splendido salone affrescato della sede della SOSAT, dal 14 marzo al 23
maggio 2008. È stato un piacevole e gustoso tuffo nel passato, a partire
dalla seconda metà dell’Ottocento, alla scoperta di atmosfere lontane,
eppure umanamente così toccanti e ancora vicine a noi, del colore e degli
odori dei quartieri della Trento che non c’è più, dei primi decenni del
Novecento.
(continua)
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LA CONFRATERNITA HA COMPIUTO 50 ANNI |
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Appuntamenti
enogastronomici,
simposi, viaggi, visite alle
aziende,
conferenze e un convegno per
celebrare il cinquantenario
È iniziato bene il 2008 per la Confraternita
della Vite e del Vino di Trento. Erano piene di confratelli, la
sera di venerdì 25 gennaio 2008, le sale apparecchiate del
Ristorante Antico Pozzo di via Manci n. 45 a Trento. Era il
primo appuntamento dell’anno ed è stato di buon auspicio per le
attività della nostra associazione. Le portate, preparate dalla
chef Lorenza, erano raffinate pietanze piemontesi, qualcuna
“contaminata” dalla gastronomia ligure, costituite da: antipasto
con Crostone con agliata canadese, Bagnacauda con cruditè di
verdure, Vitello tonnato; Spezzarin e ravioli del Plin; Zuppa
canadese; Anatra al barolo, Cima piemontese e cardi alla panna;
Bonet (dessert) con caffè Nocciolini di Chiasso e Baci di Dama.
Erano accompagnate da vini del Cuneese – Dolcetto Barturot,
Barbera Bricchet, Bric Luv, Insieme – offerti gentilmente dal
vitivinicoltore Beppe Caviola di Dogliani (CN).
(continua)
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APERTO
IL LAPIDARIO AL CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO A TRENTO |
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Il
4
luglio 2008 si inaugurano due importanti mostre:
Andrea Riccio e Rembrandt
La
sera del 16 maggio 2008 è stato aperto al pubblico il Lapidario
del Castello del Buonconsiglio di Trento. Complessivamente si
tratta di una trentina di opere in marmo, tratte da un nucleo di
pietre antiche realizzate tra l’alto Medioevo e la fine del
Settecento, scelte dalla storica dell’arte Lia Camerlengo e
sistemate, dall’architetto Roberto Festi, in due ambienti al
piano terra di Castelvecchio, con gli scalini e i pavimenti
scavati nella roccia, in quella che fu un’antica cava di pietre
da costruzione sul fianco del dosso su cui poggia il castello. Questi manufatti, alcuni dei quali
mutili o frammentari, sono costituiti da statue (S. Vigilio,
Madonna del Carmine, Cristo portacroce, Saturno che divora i
suoi figli, Acquario, Estate o Cerere), capitelli, stemmi e
rilievi, che testimoniano le trasformazioni subite da Trento e
periferia durante i secoli. Provengono da chiese come S. Maria
Maggiore, la Cattedrale, S. Lorenzo, S. Maria Maddalena o da
case e palazzi abbattuti o modificati a seguito di
ristrutturazioni.
(continua)
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ROSETTA BRACCHETTI E DIEGO GADLER
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Conobbi Diego Gadler (1912-1992), giornalista, poeta e scrittore,
una sera del 1976, per via della poesia, al circolo culturale “Rezia”,
che teneva le sue riunioni nell’allora sede del “Centro Rosmini” in
Largo Carducci. Ricordo che il direttivo del “Rezia”, di cui faceva
parte Mario Grassi, anche lui poeta, cercava di fare del
proselitismo definendo le linee operative, per portare la poesia tra
la gente, con delle letture abbinate a delle mostre d’arte e
organizzando dei veri e propri “spettacoli” poetici nell’allora
funzionante cinema Dolomiti. Personalmente non condividevo quel modo
di diffondere la poesia e intervenni in dissenso con quella linea
che si voleva far passare. Poiché ciò che dissi suonò come voce
isolata meritevole di riprovazione, lasciai la riunione. Avevo fatto
poche decine di metri per far ritorno a casa ed ero in via Mantova,
deserta a quell’ora, che improvvisamente mi sentii chiamare ad alta
voce alle spalle: «Giovane, ehi giovane!». Mi voltai e vidi un
signore, vestito con cura, con cappello in testa e borsa in mano,
che mi rincorreva e voleva parlarmi. Mi fermai. Si presentò e mi
chiese chi fossi e da dove arrivavo. Gli risposi che ero un irpino
arrivato a Trento da circa tre anni, con un incarico di insegnante e
tanta voglia di lavorare, ma di fare anche arte e poesia. Lui era
Diego Gadler di 64 anni. Mi fece un’impressione incoraggiante nel
dirmi, con grande cortesia, che condivideva il mio punto di vista,
espresso in quella riunione. E poi aggiunse che anche l’artista
Tullio Garbari (Pergine Valsugana 1892 – Parigi 1931), negli anni
Venti aveva sbattuto la porta ad una riunione di quella che era, in
quegli anni, la prima versione del circolo “Rezia”. Garbari non vi
avrebbe fatto più ritorno. Questo era Diego Gadler: un uomo esile,
schietto e gentile, che amava conoscere i giovani, per aggiornarsi
nella vita e capire quali avrebbero potuto essere le nuove leve
culturali a farsi avanti. Io non mi sarei iscritto al “Rezia”. Lui,
che ne era già socio, come lo era pure della “Dante Alighieri”,
avrebbe continuato ad esserlo negli anni successivi, aggiornandomi
talvolta sulla loro attività .continua
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ORI, GIOIELLI & AMULETI
IN TRENTINO DAL XVI AL XX SECOLO |
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Un libro di Umberto
Raffaelli -
2008
Nella
sala delle Margonerie del Castello del Buonconsiglio, la sera del 10 gennaio
2008, Franco Marzatico, direttore del Museo del Buonconsiglio, presentava il
volume ORI, GIOIELLI & AMULETI - IN TRENTINO DAL XVI AL XX SECOLO, di
Umberto Raffaelli, rimarcandone l’importanza sia come opera venuta a colmare
un vuoto sia come esito di un’indagine in un campo particolare
dell’artigianato e del costume, rivolto principalmente all’abbigliamento
degli appartenenti alla comunità trentina. Trattasi di un’opera che,
attraverso l’analisi del cambiamento dei gusti per i gioielli, per via delle
mode e delle condizioni economiche che mutano nel tempo, spazia anche
nell’archeologia sociale. Umberto Raffaelli, scrittore e collaboratore di
riviste specializzate in arte e cultura, già direttore, facente funzioni,
del Museo Etnografico della Gente Trentina di S. Michele all’Adige, ha alle
spalle una vasta bibliografia di pubblicazioni fatte, con editori locali e
nazionali, a partire dal 1976. I temi trattati abbracciano un campo vasto,
ma sono tutti correlati alla sua passione per il bello e al grande amore per
il Trentino e la sua gente: influsso della luna nella coltivazione della
terra; costumi e vestiario nelle valli trentine nel XIX sec.; acquavite e
grappa nell’uso e nel costume trentino; proverbi del Trentino; il lavoro
perduto; l’emigrazione trentina negli USA, 1870-1940; riti di carnevale in
Trentino; ninne nanne, cantilene e filastrocche del Trentino; l’uomo
selvatico nella tradizione popolare trentina; tradizioni popolari e dialetti
in Trentino; arte e tradizione in Trentino – la cassapanca; i legni antichi
delle genti del Trentino; emigrazione verso la Bosnia e l’Erzegovina;
simboli agropastorali nella decorazione lignea trentina; manierismo poetico
della gente di montagna.
(continua)
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L’EROTISMO NELLA CULTURA ORALE DELL’IRPINIA |
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Tre modi diversi, ma
complementari, di ricercare e rielaborare questo aspetto
particolare e non secondario dell’immaginario collettivo arcaico:
Aniello Russo, Mario Aucelli e Angelo Siciliano

Il termine eros, introdotto nelle
lingue moderne da Sigmund Freud, viene dalle parole greche éros
ed érotos, che significano rispettivamente amore e
istinto sessuale. Eros sta per amore sessuale, che ha indiscutibili
riflessi psichici sulla vita delle persone. Sempre presso i greci,
Eros era il dio della passione amorosa. Non noto all’epoca di Omero
come divinità personificata, fu introdotto da Esiodo come una delle
potenze primigenie del cosmo, emerso con Gea e Tartaro dal Caos, e
onnipotente su uomini e dei. Eros, inteso come principio generatore,
fu il frutto di elaborazioni da parte di filosofi e orfici, seguaci
costoro dei riti misterici. Nella poesia classica Eros divenne il
giovinetto nudo dalle ali d’oro armato di arco e frecce, compagno di
Afrodite, dea dell’amore, e trafiggeva il cuore degli uomini con i
suoi dardi infiammandoli di passione. Più tardi fu rappresentato
come putto, angioletto nudo o Amorino, e lo si trova dipinto a
Pompei, nella casa dei Vetti, e poi, col Cristianesimo, nelle chiese
e successivamente nelle volte affrescate dei palazzi a partire dal
Rinascimento. (continua)
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CELEBRATO IL 25 APRILE 2008 A TRENTO |
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“Bella
ciao”, il canto non comunista, diventato negli anni Sessanta del
Novecento l’inno dei partigiani, il 25 aprile a Trento non è stato
vietato, come ha fatto invece il sindaco di Alghero di Forza Italia nei
confronti della locale banda cittadina. A Palazzo Geremia è stato cantato,
da un coro misto, con altri tre canti sulla Resistenza, uno dei quali
scritto da Italo Calvino. Le autorità, con gli aderenti alla
manifestazione, in testa a tutti gli appartenenti all’ANPI, Associazione
Nazionale Partigiani d’Italia, dopo aver collocato le corone alle lapidi
dei caduti, hanno attraversato le strade del centro storico e si sono
portate a Palazzo Geremia. Va detto che quest’anno i giovani erano pochi e
anche i reduci e gli ex partigiani, che, per una questione anagrafica, si
vanno riducendo sempre più di numero. Poche anche le bandiere. Vi erano
solo quelle della Cgil, di Rifondazione comunista e dei Comunisti
italiani. (continua)
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Il Codice Vanga |
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Da novembre 2007 a marzo 2008 si è
tenuta, in Torre Vanga a Trento, chiamata sin dal Medioevo “de Wanga”
e riaperta al pubblico dopo un lungo e meticoloso restauro, una
mostra incentrata sul Codex Wangianus, conosciuto in passato
come “Libro di S. Vigilio”, vescovo e santo patrono di Trento (Roma
c. 364 – martire in Val Rendeva 405), fatto compilare da Federico
Vanga, principe vescovo di Trento dal 1207 al 1218. Di Federico Vanga non si conoscono né
l’anno di nascita né i suoi studi, ma nel 1197 è canonico del
capitolo della cattedrale di Augusta e poi decano della cattedrale
di Bressanone. È il 74° vescovo di Trento. Appartiene a una nobile
famiglia dell’Alto Adige (Vanga/Wangen è una località a nord di
Bolzano) imparentata con le famiglie più potenti dell’area alpina,
tanto da essere definito “nostro consanguineo” dall’imperatore
Federico II di Svevia, che nel 1213 lo nomina vicario imperiale per
l’Italia settentrionale. Nel 1215 partecipa a Roma al IV Concilio
lateranense. Si adopera per consolidare l’importanza della chiesa
del martire Vigilio, governa pacificamente il principato vescovile e
accresce il decoro della città con diversi nuovi palazzi. Nel 1218
aderisce alla quinta crociata e si reca in Terrasanta, dove il 6
novembre muore ad Accon (San Giovanni d’Acri) ed è sepolto presso
l’altare della chiesa di Santa Maria dell’ospedale degli Alemanni.
(continua)
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ALTRI REPERTI RINVENUTI ALLA COSTA DELLA MENOLA |
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Una contrada montecalvese abitata nella
preistoria, in cui forse si trovava un’officina della pietra, frequentata poi anche in epoche
successive come quella romana
Il due agosto 2006 è un’altra data importante per l’archeologia della
contrada in cui nacqui e ancora vi abitano i miei, la Costa della Mènola a
Montecalvo Irpino. Gli strati del terreno vegetale sovrappostisi nei
millenni, sono stati scompaginati negli ultimi secoli, ma soprattutto
verso la fine del Novecento con l’uso di ruspe e scavatori, per livellare
il terreno, tracciare vie interpoderali per il passaggio dei mezzi
agricoli e per l’impianto di noceti e uliveti. Tutte queste attività hanno
stravolto il territorio e anche se, in apparenza, paiono aver dato nuova
linfa ad un’agricoltura ormai abbandonata ed esangue, in realtà ne
prolungano semplicemente l’agonia.
(continua)
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IL PIACERE DEL VINO SECONDO GIACOMO LEOPARDI
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Lo
zibaldone di pensièri,
composto da Giacomo Leopardi (Recanati 1798-Napoli 1837) tra il 1817
e il 1832, pubblicato la prima volta nel 1898-1900, da una
commissione governativa presieduta da Giosuè Carducci, e una seconda
volta da Francesco Flora nel 1937-1938, assomma l’officina segreta
dell’autore. E che officina! Contiene appunti, abbozzi, ricordi,
osservazioni critiche, riflessioni psicologiche, morali e
filosofiche che il grande recanatese andò annotando sistematicamente
con uno spirito diaristico-documentario e in cui si definisce
compiutamente la sua poetica, unitamente alla concezione del mondo e
della vita. Ma è anche un’opera di altissima prosa, autonoma
rispetto all’opera poetica, accostabile alle sue Operette morali
e alle Lettere nonché alla migliore prosa della letteratura
italiana.
(continua)
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IL
VINO Da piacevole compagno a fatto di storia e cultura
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Il
vino ha accompagnato da sempre la vita dell’uomo e, in un certo
senso, ne ha scandito la storia.
Certo, deve essere stato un evento sensazionale scoprire che
dell’uva era meglio berne il succo, anziché mangiarne i chicchi. E
la scoperta molto probabilmente fu casuale. Ma ci sono voluti dei
millenni, perché si arrivasse al vino, prodotto raffinato nelle
tante varietà, così come noi possiamo oggi apprezzarlo e degustarlo.
I reperti archeologici più antichi, attinenti al vino, datano
6000-5000 anni a. C. e sono stati riscontrati nelle zone caucasiche:
Georgia, Armenia e Iran.
Esiste una cultura del vino che è cresciuta nei secoli, con
l’evolversi della civiltà umana e contadina. È sicuramente partita
dal Mediterraneo, da cui il mito di Dioniso o Bacco, dio del vino e
figlio di Zeus e Semele, che si è diffuso in altre aree geografiche,
prima di tutto presso i Romani, che ha lasciato tante testimonianze
archeologiche in merito. (continua)
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Quadri
e immagini di |
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Angelo Siciliano |
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Angelo Siciliano
è giornalista pubblicista dal 1989.
Collabora a quotidiani e pubblica articoli e disegni su alcune
riviste.
Indirizzo
Loc. Zell n.22
38.050 COGNOLA (TN) Tel. 0461-23.16.87
e-mail
angelo46@inwind.it
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