MERDACCE

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Si vedono o si sentono le merdacce,1
basta tenere occhi aperti e orecchi attenti,
sparse in giro dagli autoreferenziali,
che prediligono posti mediatici
reality e finte isole sperdute dei fumosi.2
Sono in mostra, inventate da creativi
che riassumono lo schifo dell’oggi
concettuale minimalista poverista graffitista
performatico… e pure di certi architetti
e filosofi che non ci proiettano al futuro.
Sono recitate, frottole avventurose,
psico o soma, sensazioni del bolo:
versi non capiti che scivolano
addosso eppure applauditi…
Ci sono poi le merdacce di chi trama cupole
sopra la gente, forti del consenso
fanno gli affari, a livello locale
e planetario e imboscano mazzette e fondi neri
e con la finanza virtuale massacrano l’economia3
reale del mondo e sono le più mimetiche:
le regole si sa per costoro non valgono,
solo qualche sospetto, ma quando
il tutto si scopre è tanfo e clamore!
Insomma di merdacce ve ne sono
di tutti i tipi e forme, perché i tafanari
sembrano uguali ma è questione
di stomaco nonché di ampiezza
dello stesso e di voracità inusitata,
oltre che della potenza dei visceri
nell’espellere boazze a imitare le vacche:
le grandi magnifiche boazze nei prati erbosi,
come quella attribuita a George Dabliu.4

 

Un testo, di regola, non dovrebbe essere annotato dall’autore, ma, date la stringatezza e la particolarità di certe argomentazioni, mi è parso opportuno farlo.

1 Per la cronaca, la boazza dell’illustrazione è di fine estate 2008, di una vacca Carolina custodita in una malga dell’altopiano delle Vezzene in Trentino.

2 La tivù pubblica, quella per la quale paghiamo il canone, da anni rincorre le tivù commerciali con programmi che badano solamente all’audience per fare cassa con la pubblicità. La cultura, intesa come spettacoli teatrali, musicali e presentazione di mostre nazionali o internazionali importanti, è stata bandita dalle sue tre reti.

3 Da ragazzini, quando ero nel mio paese nativo in Irpinia, io e diversi coetanei facevano raccolta di figurine delle ditte alimentari Ferrero e Martesano, col miraggio di raggiungere il numero previsto dai regolamenti aziendali per consegnarle e ricevere i regali che le stesse aziende elargivano. Un giorno arrivò un furbo e ci disse che se gli davamo le figurine della Ferrero, in cambio ci avrebbe dato alcune migliaia di figurine della Martesano con cui avremmo potuto richiedere un pallone di cuoio, che per quei tempi, erano gli anni Cinquanta del Novecento, era per noi un miraggio. Noi creduloni gli consegnammo tutte le nostre figurine della Ferrero, ma di lì a qualche giorno avremmo fatto la sgradita scoperta di essere stati gabbati da uno che ne sapeva più di noi, perché la Martesano era fallita e le sue figurine erano carta straccia. È più o meno quel che è successo a tutti quei milioni di risparmiatori che hanno creduto, in buona fede o per ingordigia di profitti, a banche e a imbonitori finanziari facendosi rifilare negli anni ‘Bond argentini’, Titoli della Cirio o della Parmalat, ‘Prodotti derivati’ e ‘Prodotti stratificati’, col miraggio di elevati tassi di interesse, che si sono rivelati tutti carta straccia. Insomma, la crisi che stiamo attraversando oggi è il frutto di almeno un paio di decenni di truffe e dissennatezze negli investimenti finanziari, in linea col capitalismo improntato a un liberismo selvaggio, che hanno strangolato l’economia produttiva, fino a che la ‘bolla speculativa’ non è esplosa.

4 A causa della grave crisi economico-finanziaria, che attanaglia da tempo gli USA e s’allarga drammaticamente a macchia d’olio nel resto del mondo, facendo temere un ripetersi della crisi del 1929 con effetti recessivi disastrosi, a seguito dei fallimenti delle banche, delle imprese di assicurazioni e del crollo delle borse, il presidente George Dabliu Bush, ormai “anatra zoppa”, perché a fine mandato, è riuscito faticosamente a far approvare dal Senato e dal Congresso, che ha votato sì solo al secondo tentativo, il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari. Una cifra enorme di denaro pubblico, a carico della collettività, paragonabile al costo della seconda guerra in Iraq da lui voluta. I denari per questa guerra erano stati rastrellati sui mercati finanziari internazionali vendendo titoli pubblici americani soprattutto a Cina, Giappone, India e Paesi arabi. E gli americani, che hanno sempre vissuto al di sopra delle loro possibilità, oggi si ritrovano un deficit che è tre volte e mezzo il loro Pil, Prodotto interno lordo, e larghe fasce della popolazione, dopo aver perso la casa e il lavoro, fanno fatica a sbarcare il lunario.
“Il piano è una grossa merda di vacca con un dolcetto in mezzo”, ha protestato dal suo banco il deputato repubblicano Paul Broun, rappresentante della Georgia, per esprimere la sua contrarietà prima della votazione del piano presentato da Bush. (Illustrazione e testo sono nel sito www.angelosiciliano.com).

                               Zell, 1 ottobre 2008                                                                                                               Angelo Siciliano

 

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