RUGGERO II A MONTECALVOLI

 

Il racconto narrativo di guerra di Alessandro Telesino, risalente al 1137, descrive la presenza del re Ruggero II nel territorio irpino, menzionando specificamente la sosta dell'esercito regio presso il castello di Montecalvo, segnando così la prima attestazione storica della sua esistenza. Questo testo, parte di una cronaca dell'epoca che narra la repressione delle rivolte baronali, è di grande importanza per la comunità locale e si concentra sulla rilevanza militare della fortezza nel XII secolo

L'urbanistica medievale: case, tetti e grotte (Veridicità: ALTA)

"Dopo il Mille, Montecalvoli aveva già parecchie decine di case attorno al castello. Quelle dei signori avevano i tetti coperti di embrici o di coppi, mentre le altre avevano la copertura di stoppie o canne palustri. E poi tante grotte scavate attorno alla collina."

Ruggero II - dipinto di A.Siciliano - 2006
 

Il termine "Montecalvoli" (o Mons Calvus) è filologicamente corretto per l'epoca normanna.

La distinzione tra le case dei signori (in pietra, con tegole/coppi in terracotta) e quelle dei contadini (in legno, terra cruda e tetti di paglia o stoppie) rispecchia perfettamente l'archeologia medievale del XII secolo. I tetti in materiale vegetale erano la norma per le classi povere.

 Montecalvo Irpino è storicamente famosa per le sue grotte scavate nel tufo (il rione Trappeto). Nel Medioevo, queste cavità non erano solo depositi, ma vere e proprie abitazioni rupestri o rifugi per la popolazione e il bestiame.

La data e il contesto militare (Veridicità: MEDIO-ALTA con un errore cronologico)

"Così trovò il paese Ruggero II, re di Sicilia, nel 1132, giungendo dalla Puglia, dove tanto sangue s’era versato per sistemare le cose, con un esercito di fanti e uomini a cavallo..."

L'errore della data: Il testo indica il 1132, ma la sosta documentata di Ruggero II sotto il castello di Montecalvo avvenne nell'ottobre del 1137 (descritta da Alessandro Telesino nella sua Ystoria Serenissimi Rogerii Regis Siciliae). Nel 1132 Ruggero subì in realtà una dura sconfitta a Scafati proprio dai baroni ribelli.

La provenienza e l'esercito: È storicamente esatto che Ruggero II arrivasse dalla Puglia (dove aveva represso brutalmente le rivolte di Bari e Troia) e che si spostasse con un imponente esercito di fanti e cavalieri (compresi i famosi arcieri saraceni di Lucera).

Il ristoro: L'accampamento ai piedi del castello serviva proprio a garantire acqua (grazie alle sorgenti della zona) e foraggio per migliaia di cavalli prima di sferrare l'attacco decisivo.

 La visione dal castello e i nemici (Veridicità: ALTA)

"...Ruggero andò a visionare da sopra il castello... Gli indicarono dov’era Benevento coi suoi nemici: il cognato Rainulfo d’Alife, e Roberto II, principe di Capua."

I nemici storici: Questo passaggio è storicamente inappuntabile. Rainulfo di Alife (suo cognato) e Roberto II di Capua erano i leader della coalizione italo-normanna che, sostenuta dal Papa e dall'Imperatore Lotario II, si opponeva al potere centralizzato di Ruggero II. Benevento era la roccaforte pontificia e il fulcro della resistenza anti-regia.

La posizione strategica: Dal castello di Montecalvo, situato in una posizione dominante sulla valle del Miscano, la vista spazia effettivamente verso il territorio beneventano. Ispezionare la fortezza per studiare le mosse del nemico era la prassi di un grande stratega come Ruggero.

Il mito della "Dormiente del Sannio" (Veridicità: LEGENDA / ROMANZATA)

"Nell’ammirare i circondari, chiese come si chiamava quella montagna tutta raccolta come una bella dama distesa giusto dietro Benevento. Appreso che era la Dormiente, si passò una mano sul petto, se ne innamorò ed era restio ad andare a fare la guerra pure lì..."

Il profilo della montagna: Dal territorio di Montecalvo si vede benissimo il massiccio del Taburno-Camposauro, il cui profilo ricorda una donna distesa (la "Dormiente del Sannio").

La licenza poetica: L'innamoramento romantico del re per la montagna e la sua riluttanza a fare la guerra per "non inzuppare di sangue quelle terre" è una romanzizzazione moderna o una leggenda locale. Ruggero II è passato alla storia come un sovrano pragmatico, d'acciaio e spesso spietato nel tessere le sue campagne militari. Non avrebbe mai cambiato o rallentato una strategia di guerra (che infatti lo portò a riconquistare l'intera zona con la forza) per un motivo puramente estetico o sentimentale.

 

Il racconto narrativo di guerra di Alessandro Telesino, risalente al 1137, descrive la presenza del re Ruggero II nel territorio irpino, menzionando specificamente la sosta dell'esercito regio presso il castello di Montecalvo, segnando così la prima attestazione storica della sua esistenza. Questo testo, parte di una cronaca dell'epoca che narra la repressione delle rivolte baronali, è di grande importanza per la comunità locale e si concentra sulla rilevanza militare della fortezza nel XII secol

RIZZIÉRU II A MUNTICÀLVULU
 
Dòppu lu Mille, Munticàlvulu
tinéva già parìcchji dicìna
di càsura attuórn’a lu castiéllu.
Quéddre di li signuri èrnu
cu li ttìttura cu li chjénche
o l’ìrmici ‘ncòppa,
mèntr’a l’ati la cupirtìma
era di ristóccia o di cannéddre.
E ppo’ tanta rótt shcavàti
tutt’attuórn’a lu siérru.
Accussì truvàvu lu paese
Rizziéru II, re di la Cicìlia,
a lu Millecciéntutrèntaduji,
minènnu da la Puglia,
andó tantu sangu s’era jittàtu
pi mmétt’a ppòstu li ccóse,
cu n’asèrcitu di fantaccìni
e uómmin’a ccavàddru,
ca truvàrnu acqua fréshca,
magnà e rròbba pi l’annimàli.
Na vóta sistimàtu tuttu,
Rizziéru jètt’a guardà da ‘mpónta
a lu castiéllu, ancora stancu
di tantu cammìnu fattu.
Li ‘nzincàrnu andó stéva
Biniviéntu cu li malamìci suji:
lu cajinàte, Rainùrfu d’Alìfi,
e Rubèrtu II, prìncipi di Capua.
Uardànnu tuórnu tuórnu,
addummannàvu come si chjamàva
quéddra muntagna tutt’accóta
com’a na bella figlióla stésa
just’arrét’a Biniviéntu.
Cóme sintètt ca era la Durmiénte,
si passàvu na mani ‘m piéttu,
si ni’nnammuràvu e nun buléva
jì chjù a ffa la uèrra pi ddaddràni,
pi nu spunzà di sangu
puru quéddri ttèrri.

 

Zell, 4 settembre 2006       Angelo Siciliano

RUGGERO II A MONTECALVOLI
 
Dopo il Mille, Montecalvoli
aveva già parecchie decine
di case attorno al castello.
Quelle dei signori avevano
i tetti coperti di embrici
o di coppi,
mentre le altre avevano la copertura
di stoppie o canne palustri.
E poi tante grotte scavate
attorno alla collina.
Così trovò il paese
Ruggero II, re di Sicilia,
nel 1132,
giungendo dalla Puglia,
dove tanto sangue s’era versato
per sistemare le cose,
con un esercito di fanti
e uomini a cavallo,
che trovarono acqua fresca,
ristoro e fieno per i cavalli.
Una volta sistemato il tutto,
Ruggero andò a visionare da sopra
il castello, ancora stanco
per il lungo viaggio fatto.
Gli indicarono dov’era
Benevento coi suoi nemici:
il cognato Rainulfo d’Alife,
e Roberto II, principe di Capua.
Nell’ammirare i circondari,
chiese come si chiamava
quella montagna tutta raccolta
come una bella dama distesa
giusto dietro Benevento.
Appreso che era la Dormiente,
si passò una mano sul petto,
se ne innamorò ed era restio
ad andare a fare la guerra pure lì,
per non inzuppare di sangue
anche quelle terre.

 

Nota

A Montecalvoli, come probabilmente si chiamava Montecalvo Irpino intorno al Mille, arrivò verso la metà di luglio del 1132, proveniente dalla Puglia, Ruggero II il normanno, re di Sicilia, Calabria e Puglia. Vi rimase qualche giorno.

I baroni meridionali erano in rivolta, volevano più libertà d’azione e poter conservare i propri feudi e privilegi. In Puglia erano stati sottomessi e molto sangue era stato versato a Bari. Anche in Campania erano in agitazione e Ruggero II passò per Montecalvo per affrontare, col proprio esercito, i suoi nemici nel territorio beneventano: il cognato Rainulfo d’Alife e Roberto II, principe di Capua.

La Dormiente, così chiamata dagli abitanti dei circondari, visibile a decine di chilometri di distanza come una donna distesa, è il massiccio del Taburno, alto 1394 metri. Il testo poetico è in dialetto irpino dell’Ottocento.

Per altre notizie storiche vedi Ruggero II Re di Sicilia, Calabria e Puglia. Un normanno nel medioevo, di Pierre Aubé, edito da Newton & Compton a Roma nel 2002.