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QUATTORDICI MOSTRE NEL 2007 IN TRENTINO
Ori dei cavalieri delle steppe Collezioni dai Musei dell?Ucraina al Castello del Buonconsiglio
La mostra si articola in nove sezioni, ospitate nei diversi ambienti del museo.
Nella prima sezione sono
esposti: modellini di abitazioni in argilla, che rimandano alla vita
sedentaria di agricoltori e allevatori; statuette femminili antropomorfe
che fanno pensare alla dea Madre; un modello di carretto in terracotta del
IV millennio a. C., che fa ipotizzare che l?invenzione della ruota sia
avvenuta nelle steppe invece che nel Medio Oriente; una raccolta di armi
del III-II millennio a.C. che attesta il potere dell?uomo-guerriero
raggiunto poi anche nell?Europa occidentale; una statua stele. Alcuni
video illustrano ai visitatori gli ambienti della steppa. La mostra ?curata da Gianluca Bonora, specialista in archeologia dell?Asia, e dal direttore del castello del Buonconsiglio Franco Marzatico. Si snoda su 1400 metri quadrati di 14 sale, stupisce i visitatori e ne stimola la fantasia. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, con immagini a colori e in bianco e nero, riporta i testi di M. T. Guaitoli, M. Cattani, B. Genito, F. Facchini, M. G. Belcastro, A. G. Korvin-PiotrovsKiji, S. Hansen, J. Ja Rassamakin, E. Valzolgher, E. Kaiser, A. Pedrotti, M. Cattani, F. Marzatico, W. David, P. Gleirscher, M. Szab? G. L. Bonora, B. Ter?an, A. Hellmuth, N. Manassero, F. Bosi, Y. Boltrik, G. Assorati, G. Cairo, B. Girotti, A. Iliceto, M. Vidale, L. Barone, P. de Vingo, D. Kozak, E. Possenti, I. Baldini Lippolis, A. Motsia, A. Panaino. ?stampato da Silvana Editoriale e il prezzo ?di ? 30.
Mostra in ricordo di Nicol?Rasmo (1909-1986) Al Castello del Buonconsiglio
Nane Zavagno- Costruzioni prometeiche A Castel Pergine
?dal 1991, con le sole eccezioni del 1992 e 1993, che in ogni primavera questo castello, grazie alla passione dei suoi gestori-mecenati e alla sponsorizzazione della Cassa Rurale di Pergine, si arreda temporaneamente di nuove opere. Opere di artisti differenti che si muovono nell?ambito dell?arte astratta. E ogni volta esso cambia pelle. Ma anche la natura fa la sua parte. Rinverdiscono i boschi, i campi coltivati e i prati del vario e dolce paesaggio perginese, racchiuso da un ampio e straordinario anfiteatro di monti, prediletto dai pittori della prima met?del Novecento, i trentini Tullio Garbari e Gino Pancheri. Gli uccelli, che qui trovano un habitat ideale, si fanno osservare e ammirare per il loro canto: pettirossi, codirossi, merli, fringuelli, capinere, cince, tordi bottacci e picchio rosso. Se si ?fortunati si possono osservare rapaci come la poiana, il falco di palude, il gheppio e il nibbio bruno che perlustrano il territorio. Salendo verso il castello, dopo aver parcheggiato l?auto alla base del dosso, si possono ammirare tappeti di pervinca fiorita sotto gli aceri, i carpini, le roverelle, i frassini, i faggi e qualche tiglio. Giunti che si ?alla meta, si resta inebriati dall?odore sobrio del glicine fiorito e da quello pi?penetrante dei lill? Ma la fatica per l?ascesa, che questa natura rigogliosa e la vista stupefacente sulle valli circostanti gi?di per s? meriterebbero, ?ripagata dall?esposizione di sculture ambientate negli spazi attorno al castello e nel suo ampio giardino interno cinto da mura. Le sensazioni si accavallano. La digitale pu?fissare le strutture del castello, le sculture, i paesaggi. Ma gli odori, gli stati d?animo e i sentimenti li si pu?solo vivere a livello personale. O al massimo ricordarli per raccontarli o ripassarseli nella memoria. Ma fotografarli no. Le sculture di Nane Zavagno sono geometrie solide e irregolari. Alcune di esse sono in pietra o in lamiera. Altre hanno la caratteristica della trasparenza e della levit? Eppure sono spesso dei poliedri monumentali. Ma per il fatto di essere realizzate con una rete metallica zincata a triplo strato, e di vari colori, paiono grandi otri pieni d?aria. Filtrano la luce e lasciano trasparire il cielo e le nuvole. Sono opere che si armonizzano con la realt?in cui sono collocate, perch?di scarso impatto ambientale. Giusto per la loro trasparenza. Per Nane Zavagno ? che ? anche pittore e realizza grandi quadri astratti scuri ? fare scultura ?un mestiere e ogni pretesto ?un buon motivo per fare arte. Ma a monte vi ? il suo talento e, poich??un artista del nostro tempo, adopera i materiali offerti dalle moderne tecnologie industriali. Un?altra caratteristica delle sculture di Zavagno ?che nascono ? e cos?sono esposte ? quasi sempre a coppia. Giocano sui pieni e sui vuoti e danno l?idea di maschio e femmina. Franco Batacchi, nel presentare la mostra, parlava di amplesso. Per lui, quella di Zavagno, ?dunque anche l?arte sull?amplesso. Ha anche puntualizzato il significato del termine ?prometeico?. Le sculture di Zavagno sono ?Costruzioni prometeiche?, perch?si rifanno al mito di Prometeo, amante delle novit? che os?sfidare Giove. Costui lo condann?a essere legato a una roccia del Caucaso, dove ogni giorno un avvoltoio gli divorava il fegato, che di notte ricresceva e cos?il giorno seguente si ripeteva il supplizio. Scrive Batacchi in catalogo che ??'nuovo Prometeo' l?artista che non teme di misurarsi con l?utopia, affronta la sfida del confronto con la resistenza della materia e invade lo spazio abitandolo con nuove forme, inusuali per la natura?. Se non sono molti gli scultori degni di una tale qualifica, Zavagno sicuramente la merita, perch?ha l?ardire di collocare le sue sculture, che non sono decorative, ma hanno le caratteristiche della neomonumentalit?ambientale, nel paesaggio, sui prati, tra gli alberi e nelle citt? giocando abilmente sui rapporti di pieno-vuoto-massa. All?inaugurazione della mostra di quest?anno, davanti al numeroso pubblico intervenuto, si esibiva in modo mirabile il Trio Schiltknecht - Ehrismann che suonava strumenti inusuali: salterio, percussione, corno alpino e tromba. Seguiva un gradevole rinfresco con un buffet apparecchiato di specialit? locali. A Castel Pergine, quindi, nel perpetuo rinnovamento, l?incanto dell?arte si ripete ogni primavera. Forse ?un luogo unico in Italia, per costanza e qualit?delle esposizioni organizzate. E la gentilezza di Theo Scheider e Verena Neff. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, di 104 pagine, curato da Franco Batacchi, Theo Scheider e Verena Neff, illustrato con immagini a colori e in bianco e nero con foto di Theo Scheider, contiene i testi del sindaco di Pergine, del Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento Margherita Cogo e del critico Franco Batacchi. ?stampato da Publistampa Arti grafiche, Pergine Valsugana nel 2007. Il prezzo ?di ? 20. LA SCIMMIA NUDA STORIA NATURALE DELL?UMANIT?/font> Scienza e arte in una mostra interattiva al Museo Tridentino di Scienze Naturali
Charles Darwin (1809-1882), da evoluzionista, fu il primo a contrapporsi alla teoria fissista e creazionista, che ha origine dalla bibbia, e diede il via a una rivoluzione del pensiero umano, fatta poi propria dal mondo scientifico. Lui ipotizz?che l?uomo ha un antenato scimmia. Desmond Morris nel 1994 scriveva che noi ?siamo animali e anche se ci piacerebbe pensare di essere degli angeli caduti dal cielo, in realt?siamo scimmie in posizione eretta?. Ma l?uomo non ha solo somiglianze anatomiche con le scimmie. Infatti, per quanto concerne il DNA, ?stato appurato che pi?del 98% del patrimonio genetico degli esseri umani coincide con quello degli scimpanz? E poi tante altre somiglianze riguardano la struttura sociale, il rapporto di coppia, la sessualit? le cure parentali, la capacit?comunicativa, l?uso dell?intelligenza nel risolvere i problemi pratici, la capacit?di prendere decisioni dopo aver valutato una determinata questione, l?uso di strumenti, seppure semplici per compiere determinate operazioni, e la capacit?di realizzare opere pittoriche. Singolare ?il fatto che nella mostra sono presenti delle opere pittoriche, dipinte a tempera su carta nel 1957 dallo scimpanz? Congo, sotto la sorveglianza di Desmond Morris. Alcuni ricercatori hanno scoperto che le scimmie antropomorfe, e in particolare gli scimpanz? hanno una propria cultura, seppure primitiva, e notato nei loro comportamenti alcuni fondamenti della morale. Questa mostra, con un percorso articolato in tante sezioni, e una straordinaria variet?di oggetti esposti, come manufatti, reperti antropologici e archeologici, strumentazioni storiche, video, foto, exhibit interattivi, opere e installazioni d?arte contemporanea, getta un ponte tra diverse discipline, quali l?antropologia, l?archeologia, la paleontologia, la zoologia, la genetica e l?arte. Sono messi sotto osservazione ?l?animale uomo?, nel suo percorso evolutivo, e l?intricato cespuglio umano da cui si ?affermato con successo l?homo sapiens. E cos?si scopre che non vi sono le razze umane, ma esiste l?uomo nella sua unicit? nonostante il differente colore della pelle, la lingua parlata e gli usi e costumi diversi. La mostra chiude il suo percorso con una nota ottimistica. L?uomo si ?evoluto e ha costruito una societ?articolata e complessa colonizzando tutti i continenti. Nel tempo ha saputo modificare l?ambiente adattandolo alle proprie esigenze, ma esiste una responsabilit?complessiva, a livello di nazioni e organismi internazionali, perch?esso non sia alterato oltre il limite sostenibile, pena la sua distruzione. L?inquinamento diffuso ormai a livello planetario, l?effetto serra, il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, al di l?dei cicli cui la terra ?soggetta da sempre, sono attribuiti principalmente all?attivit?antropica. Solo orientando le sue scelte verso l?uso di fonti energetiche alternative e rinnovabili, quindi non di origine fossile, e prevenendo i dissesti idrogeologici, la distruzione delle foreste tropicali, l?inquinamento dell?aria, del suolo e delle acque, gli sprechi diffusi delle risorse e rispettando e difendendo la natura, l?uomo potr?evitare l?estinzione di tante specie viventi e la distruzione del loro habitat, e tramandare ancora la propria specie e continuare ad evolversi.
Attivit?collegate alla mostra ?La scimmia nuda? Oltre alle visite guidate alla mostra ?La scimmia nuda?, sono organizzate diverse altre attivit?ad essa collegate. Nella sede del Museo di Scienze Naturali di via Calepina sono offerti momenti ludici con incontri di danza, spettacoli teatrali, conferenze, drink e performance per scoprire le tecniche di seduzione degli animali. Al Museo dell?Aeronautica Gianni Caproni sono previsti laboratori di origami, esperimenti e giochi scientifici nella meravigliosa cornice degli aerei d?epoca. Al Giardino Botanico Alpino, alle Viote del Bondone, si tengono visite guidate alla scoperta dei fiori e delle erbe medicinali provenienti dalle montagne di tutto il mondo e la mostra fotografica ?Trasformazioni? dedicata alle geometrie e ai colori della natura. Alla Terrazza delle Stelle torna Musica delle Stelle, il piacevole appuntamento con la musica e le stelle sul Monte Bondone: suoni e melodie classiche, incantevoli incontri nella fresca atmosfera alpina, una notte dedicata alla contemplazione delle stelle e dell?Universo, in collaborazione con il Conservatorio ?Bonporti? di Trento, osservazioni astronomiche notturne del cielo incontaminato del Monte Bondone, approfondimenti con l?astronomo, semplici e divertenti esperimenti di astronomia. Al Museo delle Palafitte del Lago di Ledro proseguono le proposte di archeologia imitativa di Palafittando, tante occasioni per vivere una giornata da palafitticoli imparando diverse attivit?manuali legate a temi archeologici, e un?interessante mostra per conoscere oggetti, costumi, usanze e rituali sciamanici nel mondo d?oggi e nella Ledro preistorica. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, di 190 pagine, curato da Claudia Lauro, Giuseppe Muscio e Paola Visentini, illustrato con immagini a colori e in bianco e nero, contiene i testi di ben 36 autori italiani e stranieri. ?stampato da Graphic Linea di Tavagnacco, Udine, nel luglio 2007.
La mostra di pittura di Marco Berlanda Al Foyer del Centro Servizi Culturali Santa Chiara
La mostra di Berlanda ? accostabile, seppure con qualche differenza, a un?altra bella mostra, Sacre trasparenze, che si ?tenuta fino a gennaio 2007 al Museo Diocesano Tridentino, che esponeva icone sacre popolari rumene della Transilvania dipinte su vetro, raffiguranti scene e soggetti sacri. I punti comuni principali sono dovuti al fatto che si tratta di opere semplici, bidimensionali, a forti e brillanti cromie con i personaggi presentati sempre in posizione frontale e con gli occhi puntati verso lo spettatore. La differenza sostanziale ?che Berlanda ?un artista di oggi, profondamente laico, anche se ha trattato talvolta delle tematiche sacre. Non usa per?come supporto il vetro, mentre le opere esposte in Sacre trasparenze, sono tutte su vetro, riferibili alla tradizione dell?iconografia ortodossa, e tendono a un?espressivit?ieratica finalizzata alla devozione religiosa popolare. Molti ritratti di Berlanda fanno pensare al lituano, trapiantato a Parigi, Chaim Soutine, anche lui pittore d?istinto, che sapeva realizzare una sintesi tra forte cromatismo e impulso violento dell?ispirazione. Ma l?arte di Berlanda, che privilegia i sentimenti elementari, semplici e forti, e le sue figure hanno un che di antigrazioso, si inserisce a pieno titolo nel panorama degli artisti na?s, quelli veri e non di maniera, il cui caposcuola fu il francese Rousseau il Doganiere, all?inizio del Novecento. Ancora in Francia acquis?notoriet?Utrillo e dopo che gli studi del Blaue Reiter e di Kandinskij scoprirono l?importanza dell?arte na?e e i suoi presupposti onirici, sorsero gruppi di artisti na?s in tutti i paesi europei, al punto da far diventare questo tipo di arte una moda. I finti na?s inflazionarono il mercato italiano negli anni Settanta e Ottanta del Novecento. Vale la pena ricordare i na?s italiani pi?importanti come Metelli, Rosina, Ligabue, Covili, Ghizzardi e Nerone. E non va dimenticato il grande impegno che profuse Cesare Zavattini nelle tante edizioni del Premio Arti N?ves di Luzzara, a cui partecip?anche Marco Berlanda, ottenendo diversi premi acquisti negli anni e la medaglia d?oro, come migliore na? dell?anno, nel 1996. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Sacre trasparenze Una mostra di icone sacre su vetro dalla Romania al Museo Diocesano Tridentino
Si tratta di opere semplici, bidimensionali, a forti e brillanti cromie con i personaggi presentati sempre in posizione frontale, con gli occhi puntati verso lo spettatore. La loro produzione si ?affermata nel XVIII sec., anche se l?origine si pu?far risalire al IV sec. d. C. Non hanno la ieraticit?e la complessit?delle icone su tavola, che erano prodotte di regola nei centri monastici, ma seducono l?occhio dell?osservatore per via della semplicit? dovuta al fatto che la loro produzione ?di tipo familiare, realizzata tra le mura domestiche e che si tramandava da una generazione all?altra, quasi che si trattasse di un?attivit?artigianale. Le origini del pittore di icone su vetro erano sempre contadine e, durante l?anno, nei mesi caldi si lavorava nei campi, mentre nei mesi invernali ci si dedicava alla pittura. Le opere testimoniano la concezione della fede presso le comunit?rurali. La mostra era distinta in tre sezioni. Nella prima era ricostruita la storia della produzione di icone su vetro della Transilvania, in particolare del villaggio di Nicula, nella regione di Cluj, dove il fenomeno prese avvio dalla lacrimazione di un?icona su legno, raffigurante l?Hodighitria, esposta in una chiesetta locale. Tra i fedeli, che arrivavano in pellegrinaggio, vi furono dei pittori austriaci su vetro da Sandl, che insegnarono agli abitanti di Sicula questa tecnica artistica. Nel XVIII sec. il vetro era prodotto a mano, le lastre si presentavano ondulate e davano una particolare brillantezza, che spar?nel secolo successivo con la produzione di vetro industriale. I colori hanno tonalit?intense e vi era l?uso della foglia d?oro. Le icone pi?antiche di Nicula sono di piccolo formato. Altri centri di produzione di icone su vetro, talvolta di grande formato, della Transilvenia furono Iernu Ţeni, col suo maestro Popa Sandu, Şcheii Braşovului, Tara Oltului e Fagărăş Nella seconda sezione era illustrato l?impiego delle icone su vetro in ambito pubblico e in quello privato. L?icona ortodossa consente il contatto con la divinit? Il fedele comunica col sacro sia durante il rito liturgico che nella sfera pi? strettamente privata. Le icone su vetro sono anche nelle chiese ortodosse, ma restano meno importanti di quelle su tavola. Nella sfera privata, invece, le icone su vetro benedette delimitano un luogo di devozione, una sorta di altare domestico presso cui si prega. Nella terza sezione erano illustrati i temi pi?ricorrenti nella produzione di icone su vetro. L?iconografia ortodossa bizantina viene reinterpretata e tradotta in linguaggio semplice, accessibile ai suoi umili destinatari che sono i fedeli. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, di 76 pagine, con i testi dei sindaci Alberto Pacher di Trento e Petru Filip di Oradea, del direttore del Museo Diocesano di Trento Iginio Rogger, del direttore del Museo Ţării Crişurilor di Oradea Aurel Chiriac e della curatrice della mostra Domenica Primerano, contiene 58 immagini a colori e 2 in bianco e nero. ?stampato da Osiride di Rovereto nel 2006.
Tullio Garbari ? Lo sguardo severo della bont?/b> Un?ampia retrospettiva con le piccole opere dell?artista perginese al Museo Diocesano Tridentino
Quasi commovente poter osservare in mostra gli strumenti di lavoro di Garbari: il cavalletto, i pennelli, la tavolozza e i tubetti dei colori che Gino Severini sped?da Parigi ai familiari di Garbari in Italia dopo la sua morte. Lui che condivise l?ultimo periodo della vita di Garbari e con grande sofferenza partecip?a quella morte prematura. Una vera tragedia nel pieno della maturit?creativa. Rosetta Bracchetti Gadler (1912-1995), insegnante e pittrice, allieva di Gino Pancheri, cui Tullio Garbari aveva scritto una presentazione nel catalogo della sua prima mostra personale, mi fece conoscere negli anni Settanta del Novecento l?arte di Garbari. Me ne parl?come cultore dell?arte antica, in particolare la pittura pompeiana. Un suo quadro era riportato in Pittura italiana contemporanea, curato da Renzo Modesti e edito da Antonio Vallardi, il primo libro d?arte che acquistai nel 1968, risparmiando sul consumo di sigarette, quando ancora fumavo ed ero studente universitario a Napoli. Quel dipinto, La famiglia, in stile ellenistico-pompeiano, era sfuggito alla mia attenzione, ma da allora mi appassionai al modo personale di Garbari di esprimere in arte il mondo che lo circondava e non solo. Mi attraeva il modo semplice e piatto di rappresentarlo, con le sue figure robuste e l?alone di mistero e spiritualit?che mi pareva non lontano da certe suggestioni che avevo provato, da ragazzo meridionale, davanti ad alcune ceramiche popolari dipinte e alle riproduzioni di opere dell?arte antica mediterranea, quale quella micenea. Diverse esposizioni gli sono state dedicate in questi ultimi decenni, sia pubbliche che private. Mi confidava il signor Gualazzi, fondatore della Galleria ?Il Castello?, che a Garbari, quando la galleria era sull?ingresso del Teatro sociale, aveva dedicato qualche mostra retrospettiva e lo accoglieva nelle collettive, che non si era riusciti a farlo diventare un artista affermato a livello nazionale. La lettura de L?angelo in borghese del roveretano Carlo Belli, nella prima edizione del 1935, un saggio su Garbari in cui l?autore traccia la biografia di un angelo in borghese, dunque un messaggero divino, sceso sulla terra con un incarico speciale, m?introduceva nel vissuto dell?artista e nel contesto sociale e culturale in cui aveva operato. Quell?angelo non sarebbe stato capito dai contemporanei, perch?severo di carattere e caustico di comportamento, ma in casi del genere un provvidenziale destino provvede a rinviare nel tempo l?effetto benefico del suo operato. Affascinato dalle chiesette di campagna, Garbari era un assiduo frequentatore del santuario di Montagnaga, con tanti ex voto, e l?ingenuit?di quei dipinti popolari lo influenz?al punto da preservarlo, come scrive Carlo Belli, ?da pericolosi contagi ?modernisti?, fatue espressioni di mode intellettualistiche?. Oltre che pittore, fu poeta e la sua profonda convinzione religiosa lo port?ad approfondire, come altri artisti e filosofi, la filosofia tomista di Jacques Maritain. Vari sono i temi toccati da Tullio Garbari nelle sue opere: scene d?intimismo familiare (molte figure in abito scuro, dipinte durante la prima guerra mondiale, lo accostano ad Edvard Munch), volti femminili, paesaggi del perginese, scorci urbani, scene agresti, ambienti di intellettuali al caff? recupero di certa mitologia classica per crearne una propria e tanti soggetti sacri, tratti dalla bibbia o dai vangeli, che lo fecero definire primitivista cristiano da Beniamino Joppolo. E il primitivismo ?una caratteristica delle sue opere, quasi sempre bidimensionali, in cui le allegorie e le valenze simboliche fanno spesso capolino. Fu anche ossessionato dalla ricerca per la definizione del volto retico, attraverso la realizzazione di una tipologia femminile statuaria con tratti marcati, faccia ampia e collo robusto, depositaria di valori umani, morali e affettivi. La mostra rappresenta compiutamente la produzione di Garbari. Allestita nelle sale a piano terra, prosegue idealmente il percorso al piano superiore, dove sono esposte, tra altre opere sacre, due opere dell?artista di propriet?del Museo: Il miracolo della mula e La Madonna della Pace. Quella di Garbari, che rimase sempre legato all?ambiente familiare, fu una vita piuttosto grama con problemi di autosufficienza economica. A Milano, nel 1930, conobbe il giornalista e intellettuale Gino Garrone, e insieme frequentarono la Galleria del Milione, fondata e diretta dal critico d?arte Eduardo Persico, napoletano di formazione torinese. Fu un sodalizio culturale intenso e proficuo che, purtroppo, li accomun?anche nella scomparsa prematura. Garrone sarebbe morto pure lui a Parigi nel 1931, due mesi dopo Garbari, mentre Persico sarebbe deceduto nel 1936. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, di 410 pagine, con i testi del direttore del Museo Diocesano di Trento Iginio Rogger, Piero Viotto, Riccarda Turrina, Domenica Primerano, Elena Pontiggia, Antonio Autiero, Maria Garbari, Claudio Garbari e Paola Pettenella, ?illustrato con numerose immagini a colori e in bianco e nero. ?stato stampato in giugno 2007 dalla Tipolitografia TEMI di Trento.
Ghiaccio e velluto La mostra fotografica di Elena Munerati a Palazzo Trentini
La mostra ?stata presentata da Franco Marzatico, direttore del castello del Buonconsiglio, anche perch?Elena Munerati, oltre che fotografa di reperti archeologici, nel castello vi ?cresciuta assieme ai sette fratelli, giacch?suo padre Antonio ne divenne il primo custode, chiamato da Giuseppe Gerola, quando questi si avvi?a trasformare l?ex fortezza austriaca in complesso monumentale e museale. Il titolo della mostra, la quale, a buon motivo, va considerata un?antologica, fa pensare al gelo e alla morbidezza, alla repulsione e al piacere di una carezza. E invece, per la variet?dei temi proposti, si pu?parlare di aspirazione ad andare oltre il reale e oltre il tempo, attraverso spicchi di realt?catturati e cristallizzati nelle immagini fotografiche dei reperti archeologici, di particolari ingranditi di oggetti o animali, di volti umani assorti o di figure trasognate, di scorci di metropoli, di sezioni di paesaggi montani o di laghi, in cui un albero solitario o un essere umano, entrambi minuscoli, paiono avvertire il peso della solitudine biologica o esistenziale. Elena Munerati, come suppongo altri fotografi, legge la realt?attraverso l?obiettivo fotografico, come se fosse un terzo occhio. La sua ?una lettura attenta e programmata, non casuale, per un risultato cercato e conseguito, come in certi casi, vedi le macrofoto, anche per effetto di una contaminazione con l?arte astratta. Le foto in mostra sono in bianco e nero e di grande formato. Dimensioni alquanto spiazzanti per l?occhio del visitatore, che pure ?abituato al bombardamento delle immagini, di tutti i formati e cromie, nella civilt?globalizzata delle immagini. Una sensazione che tuttavia scompare sfogliando il catalogo, perch?i soggetti fotografati tornano a dimensioni consuete, vale a dire il formato delle foto di un normale album, che ciascuno pu?comporre, per godere intimamente delle immagini in privato. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, di 132 pagine, riporta la presentazione di Lia Camerlengo ed ?illustrato con 60 foto in bianco e nero. ?stato stampato in dicembre 2002 presso la Tipografia Esperia Srl, per conto di ARCA Edizioni di Trento.
SEI MOSTRE AL MART DI ROVERETO Museo d?Arte Contemporanea di Trento e Rovereto Il Modo Italiano Design e avanguardie artistiche in Italia nel XX secolo
La mostra, aperta dal 3 marzo al 3 giugno 2007, curata da Giampiero Bosoni e Guy Cogeval, ? arrivata al Mart dopo essere stata ospitata in Canada, dove ?stata ideata e da dove ?partita, al Montreal Museum of Fine Arts e al Royal Ontario Museum di Toronto. Con 380 oggetti esposti, provenienti da collezioni pubbliche e private, e aventi a che fare con la pittura, la scultura, la fotografia, la progettazione architettonica, l?artigianato raffinato dei mobili, del vetro e della ceramica, ?stata lo specchio del gusto, della moda, anche con qualche punta di eccentricit? e del clima creativo che ha caratterizzato il nostro paese nel XX secolo. Il periodo preso in esame dai curatori della mostra parte dal 1890 e la loro idea innovativa ?stata quella di coinvolgere le varie discipline artistiche, che hanno consentito l?evoluzione del design in Europa. L?Italia, con la sua creativit? ha anticipato gusti e tendenze, non solo nel design, ma anche nell?arte e, nel secondo dopoguerra, ?diventata un leader a livello internazionale. Poi ha saputo conquistare i mercati mondiali, grazie alla moda e al ?Made in Italy?. Nella mostra, gli oggetti esposti si combinavano e confrontavano con le varie arti, quasi a dimostrare che esistono molteplici vie dell?arte e della cultura. L?altro aspetto importante, messo in rilievo dalla mostra, ?che l?ispirazione creativa ? un qualcosa che oltre all?arte riguarda anche un oggetto d?uso comune, che, proprio grazie alla sperimentazione artistica, incorpora un valore aggiunto evidenziato dal suo aspetto estetico. In questo modo, grazie alle industrie, si realizzano prodotti di massa, oggetti esteticamente belli alla portata di tutti che, quando erano prodotti artigianali, erano unici e irripetibili. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, di 414 pagine, illustrato con immagini a colori e in bianco e nero, contiene testi del curatore della mostra Guy Cogeval, del direttore del Royal Ontario Museum William Thorsell, del direttore del Mart Gabriella Belli, del presidente del Mart Franco Bernab? e di Gimpiro Bosoni, Vittorio Gregotti, Irene de Guttry, Renata Chiazza, Rosalind Pepal, Diane Charbonneau, Achille Bonito Oliva e Paola Antonelli. ?edito da Skira editore (www.skira.net), Ginevra-Milano, in febbraio 2007.
Markus Vallazza La Divina Commedia-Die G?tliche Kom?ie
Vallazza, ladino-gardesano nato nel 1936 ai piedi del Sassolungo, nel cuore delle Dolomiti, ?solo l?ultimo artista che, in ordine temporale, si ?cimentato nella grande fatica di reinterpretare graficamente le scene della Commedia come percezioni sensoriali e renderle evidenti agli occhi del fruitore. In questa impresa ?stato preceduto da Gustave Dor?(1832-1883) che, col suo stile luministico anticipatore dei moduli simbolisti, illustr?la Commedia negli anni 1861-68. Poi ?stata la volta di Renato Guttuso, che inizi?negli anni Cinquanta del Novecento per continuare a lavorarvi, nel suo stile realistico-mediterraneo, nel decennio successivo, producendo centinaia di fogli a tecnica mista. Altri artisti come Botticelli, Flaxman e Dal?avevano portato a termine la stessa impresa. Vallazza, che cominci?a fare conoscenza con l?opera di Dante a Firenze all?et?di 19 anni, ha realizzato le illustrazioni della Divina Commedia dal 1994 al 2000. Ha confidato a Margherita de Pilati che lui ha portato avanti questa produzione artistica come una sorta di auto-terapia. Ha utilizzato tecniche diverse: incisioni ad acquaforte, acquatinta e puntasecca, china acquerellata, tempera e tecnica mista. Il suo stile, per diversi aspetti, ?chiaramente espressionista con tante scene cupe e tenebrose. Infatti, pur avendo studiato a Firenze, lui risente fortemente dell?impronta artistico-culturale tedesca e riesce a rappresentare con grande efficacia espressiva personaggi e mostri che animano la Divina Commedia. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, di 120 pagine, illustrato con immagini a colori e in bianco e nero, curato da Margherita de Pilati, contiene testi del presidente del Mart Franco Bernab? del direttore del Mart Gabriella Belli, di Margherita de Pilati e di Adrian La Salvia. ?edito da Skira editore (www.skira.net), Milano, in gennaio 2007.
Mitomacchina Il design dell?automobile: storia tecnologia e futuro
Per la prima volta in Italia, questa mostra ha raccontato la storia del design dell?automobile, con le pi?significative innovazioni, le sue trasformazioni e il suo ruolo da protagonista nella societ?dei consumi. Erano due le chiavi di lettura proposte. Da una parte vi erano le auto esposte, che hanno fatto da propulsore dello sviluppo e del cambiamento economico e sociale del mondo, assurgendo ad archetipo di modernit? le Volkswagen Maggiolino e le Golf di Giugiaro, la Fiat 500 e la Mini Minor di Issigonis, le grandi sportive disegnate da Pininfarina per la Ferrari. Insomma, auto esclusive ed auto di massa, auto italiane ed auto straniere per alimentare l?immaginario collettivo. Dall?altra, la possibilit?di visionare i progetti, i processi industriali e le sperimentazioni che hanno impegnato i geni della creativit?internazionale per la realizzazione di questi prodotti dell?ingegno umano. L?esposizione ha attirato un pubblico nuovo, che si ?mescolato, nelle sale del Mart, ai molti appassionati di design e ai collezionisti. Numerosissime le famiglie, le classi scolastiche, ma anche gli adolescenti e i ventenni normalmente a digiuno di musei.
Attivit? collegate alla mostra Mitomacchina A completamento della mostra, il Mart ha organizzato una lunga serie di eventi, proposte e servizi che hanno avuto lo scopo di avvicinare e coinvolgere il territorio. Ha proposto 23 raduni di auto storiche ? dalle Fiat 500 alle Porsche ? culminati tra il 23 e il 25 marzo nella prima edizione del Concorso di Eleganza per auto d?epoca Citt?di Rovereto. Tra le splendide vetture transitate per la citt?e sotto la cupola del Mart, ?risultata vincitrice la Fiat 525 SS del collezionista modenese Giorgio Caprara. Ai visitatori, ai residenti e ai turisti il Mart ha offerto una serie di dibattiti, conferenze e proiezioni cinematografiche a ingresso libero organizzati insieme al Comune di Rovereto, al Cineforum Trento e al Nuovo Cineforum Rovereto. Questi eventi hanno illustrato il tema dell?automobile agganciandolo al mondo del design, dell?arte dell?ambiente, coinvolgendo un gran numero di appassionati. Allo scopo di presentare il museo al mondo dell?automobilismo, del design e del collezionismo, il Mart ha inoltre partecipato all?edizione 2007 del Motor Show di Bologna. La partecipazione del Mart ha avuto un carattere di eccezionalit? perch? la seguitissima rassegna bolognese non aveva mai ospitato proposte di carattere museale. L?ufficio comunicazione del Mart ha contattato 2.500 concessionari di auto, 18 Associazioni Tecniche dell?Automobile, 174 Associazioni Automobilistiche all?estero, 1217 Club Auto e 1104 Associati ADI (Associazione Design Italiano). Almeno 75 associazioni hanno visitato la mostra organizzando un proprio gruppo. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, di 338 pagine, illustrato con immagini a colori e in bianco e nero, contiene testi del presidente del Mart Franco Bernab? del direttore del Mart Gabriella Belli, di Tom? Maldonado, di Giampaolo Fabris, di Adolfo Orsi, di Lorenzo Ramaciotti, di Mauro Todeschini, di Paolo Tumminelli, di Giuliano olinari, di Sergio Pininfarina, di Gian Piero Brunetta, di Donatella Biffignandi, di Enrico De Vita e Helen Evenden. ?edito da Skira editore (www.skira.net), Milano, in novembre 2006. Franz von Stuck Lucifero moderno
Von Stuck, cultore della figurazione e della mitologia classiche, fu artista poliedrico. Infatti, oltre che alla pittura si dedic?al disegno, all?incisione, alla scultura e alla fotografia, adoperata questa anche come fonte ispirativa. La sua personalit?e le sue invenzioni, nell?ambiente dell?Accademia di Monaco, facevano grande presa su Kandinskij, Klee, de Chirico e Albers, tutti artisti che avrebbero avuto un grande ruolo nello sviluppo dell?arte del Novecento in Europa. Ebbe influenza anche sull?evoluzione dell?arte trentina, in particolare sulle opere di Luigi Bonazza (1877-1965) e Luigi Ratini (1880-1934). Gi?al suo tempo, le sue opere erano molto ambite dalle case reali europee dell?epoca e anche in Italia, con la grande esposizione che gli dedic?nel 1909 la Biennale di Venezia e una mostra a Roma nel 1911, raggiunse la notoriet?e furono acquistate quattro sue tele tra le pi?importanti che lui dipinse. E queste opere, Scherzo, Medusa, Oreste e le Erinni e Peccato la mostra di Palazzo delle Albere ha avuto il merito di riunire per la prima volta, per offrirle in visione al pubblico assieme a numerosi disegni e raffinate incisioni ricevuti in prestito dal Museum Villa Stuck di Monaco e dal Lascito Stuck. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, di 160 pagine, illustrato con immagini a colori e in bianco e nero, contiene testi del presidente del Mart Franco Bernab? del direttore del Mart Gabriella Belli, di Sergio Marinelli, di Andreas Strobl, di Alessandra Tiddia, di Claudio Ris?e di Regina Heilmann-Thon. ?edito da Skira editore (www.skira.net), Milano, in novembre 2006.
Lyonel Feininger Opere dalle collezioni private italiane
Dopo aver soggiornato a Berlino e ad Amburgo, si stabil?a Weimar come primo Maestro della Bauhaus. Fu caricaturista e pittore, famoso in America e in Germania, e questa retrospettiva ?servita a farlo conoscere anche da noi, dove le sue opere sono note a pochi estimatori. Erano esposti acquerelli, disegni, litografie, stampe umoristiche, dipinti a olio e documentazioni bibliografiche ed iconografiche inedite. Cominci?a dipingere seriamente nel 1907, quando aveva trentasei anni, perch?prima si era dedicato con successo alla caricatura satirico-umoristica sui potenti del mondo, conquistandosi una discreta fama. Aveva idee vaghe sulla pittura a olio e aspirava a diventare disegnatore di manifesti. Riteneva di disegnare da na?, amava molto la musica di Bach e confidava che i suoi quadri tendessero alla ?sintesi della fuga musicale?. I suoi primi quadri sono dipinti con colori sobri e si rifanno alla variante tedesca dell?impressionismo. I quadri successivi, realizzati sotto l?influsso del Cubismo e del Futurismo, dalla critica erano considerati cubisti, ma Feininger non era d?accordo ritenendo il proprio stile ?Prisma-ismus?, cio?prismatico. Poi la sua estetica evolve verso un astrattismo geometrico, dove elementi reali come figure, velieri, scorci di paesaggi e marine sono presenti con un tocco d?ironia, ma completamente appiattiti. Il segno ?deciso, tende all?essenziale e in certe opere a un?estrema semplificazione. Lyonel Feininger fu membro della Berliner Secession ed espose le sue opere alla Bauhaus. Poi, quando il nazismo intervenne duramente anche nel campo delle arti, lui se ne torn?in America con la moglie. Presso il Museo del Buonconsiglio ?conservato il lascito musicologico di don Lorenzo Feininger, uno dei due figli dell?artista, che visse a Trento, dal 1938 alla sua morte avvenuta nel 1976, dedicandosi alla raccolta, recupero e studio di testi antichi di musica sacra. A don Lorenzo apparteneva un cospicuo numero di opere d?arte paterne, ricevute come quota di eredit? Le offerse a prezzi, pressoch?irrisori, agli enti pubblici trentini, che non ne vollero sapere. Fu una scelta politico-culturale errata. Quelle opere, che oggi avrebbero potuto costituire un fondo cospicuo e inestimabile per il Mart, furono collocate sul mercato internazionale. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Scheda del catalogo Il catalogo, di 183 pagine, curato da M. Francone, D. Perra e S. Parini, illustrato con immagini a colori e in bianco e nero, contiene testi del Presidente della PAT, Lorenzo Dellai, della vicepresidente e Assessore alla Cultura della PAT, Margherita Cogo, del presidente del Mart, Franco Bernab? del direttore del Mart, Gabriella Belli, di Wolfang B?he, di Danilo Curti-Feininger, di T Lux Feininger, di Adolf Knoblauch e di Lyonel Feininger. ?edito da Skira editore (www.skira.net), Ginevra-Milano, in maggio 2006. Maurice Denis Maestro del Simbolismo francese e internazionale
Denis fu pittore, decoratore, grafico, fotografo, teorico e critico d?arte. Questa poliedricit?di interessi gli consentiva di godere di un?ampia visione culturale e sperimentare nuove tecniche e nuovi linguaggi espressivi, per dare un apporto personale significativo all?evoluzione dell?estetica artistica, a cavallo della fine dell?Ottocento e la prima met?del Novecento. Dopo essere stato vicino all?arte di S?usier e Gauguin, avere insegnato nell?Accademia Ranson e partecipato alla fondazione degli Ateliers d?art sacr? ebbe una vasta produzione pittorica che muove da un?estetica preraffaellita per approdare a un?arte neoclassicista. Partecip?alla fondazione del movimento dei Nabis, di cui fu uno dei maggiori teorici, e le sue opere sono cariche di intimismo e percettibile enigmaticit? Tornando alla tradizione della grande pittura murale, esegu?decorazioni solenni, che allo stesso tempo sono anche leziose, ispirate a un cattolicesimo di fonte letteraria. La mostra ha ripercorso le tappe artistiche di Maurice Denis, dal periodo Nabis a quello pi? fortemente simbolista, con i capolavori prestati generosamente dal Mus? d?Orsay di Parigi. In mostra erano esposte anche molte foto, scattate dall?artista stesso, e servite come fonti ispirative per diverse sue opere pittoriche. (Questo articolo ?nel sito www.angelosiciliano.com).
Zell, 30 settembre 2007 Angelo Siciliano |