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Donne giovani, belle e intriganti nate nella notte di Natale.
S’introducevano nelle case di notte, attraverso le fessure delle
porte chiuse, per fare malie e dispetti a coloro che stavano
dormendo. L’antidoto era il sale che si cospargeva all’interno di
porte, finestre e balconi. Un diversivo era rappresentato da scope
di saggina e falcetti che, collocati dietro le porte, distraevano le
janare, una volta entrate, impegnandole, per un’intera notte, nel
conteggio dei fili della scopa o dei dentini della falce. Prima che
sorgesse il sole, però, erano obbligate a fare rientro alla propria
dimora, perché erano nude. Probabilmente dal latino janua, porta,
esse rappresentano l’equivalente delle streghe, ma di queste in
genere si pensa che siano vecchie e repellenti. A questa poesia, il
18 maggio2003, è stato assegnato il
1° PREMIO per la Sezione a tema libero in lingua italiana, al
4°Concorso di poesia
“INCONTRI VALLE DEI LAGHI 2003”, Padergnone (TN).
La giuria era
composta dai poeti: Lorenzo Cosso, presidente, Lilia Slomp Ferrari e
Italo Bonassi.
La critica di Italo Bonassi
Molto bella, moderna e simpatica questa poesia di sapore bucolico,
in un inno dedicato alla natura, che prorompe nei versi col colore
del grano, con i rosolacci ( detti volgarmente papaveri ) che
arrossano i campi, con gli azzurri fiordalisi, con la sapiente
fatica dei mietitori allietata dal vino fresco di cantina. Ma, in
questo contesto squisitamente agreste, in questa poetica immagine
che ci ricorda Virgilio con le sue magnifiche Georgiche, s’innesta
il dolceamaro progresso della civiltà biologica, con i suoi risvolti
artificiali di paesaggi curati con sapiente ma anche innaturale
ordine dall’uomo, con le mietifalciatrici, con i trattori, con i
filari regolari quasi geometrici, coi vigneti dove l’erba è
sacrificata al diserbante, col gaio. festante ma anche vociante e
rumoroso turismo enogastronomico. E il pensiero del poeta corre ai
tempi ormai lontani in cui i nonni zappavano con santa pazienza tra
le vigne un’erba che subito dopo ritornava prepotente a ributtare.Tempi
belli? Mah...Forse per noi, che non conosciamo la fatica dei campi,
che vediamo l’immagine poetica dei papaveri e dei fiordalisi, che
fanno invece disperare il contadino.E il poeta lo sa, ma continua a
sognare una natura più natura, anche se si rende conto che l’uomo ha
le sue esigenze, che non sempre coincidono con quelle del suo
ambiente.
Italo Bonassi