Poesie di Angelo Siciliano |
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SCRISTIANITÀ- PIONEER 10-PADRE E MADRE-MERCATO DELLE PULCI-MAL DI PAESE-LA GUERRA-COZZARE DI STELLE- ARCHEOLOGIA DEI RIFIUTI-DOPO IL RATTO D’EUROPA-NON DIMENTICATECI-QUASI EPITAFFIO |
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ARCHEOLOGIA DIVINA
Dio, Ibwh, aveva moglie all’origine dei tempi si specchiava nell’arcobaleno alimentava il sole d’immani pulsioni elettromagnetiche conviveva con dei d’altri popoli lo si rappresentava nella pietra lo si dipingeva nel vasellame. Un dì mise ordine per il Mediterraneo divenne single azzerò la concorrenza prima globalizzazione della storia con espropri d’altrui attribuzioni. Da glabro si fece barbatol ungi da lui l’alopecia ispirò l’autopsia delle parole. La paternità ne consolidò lustropotere nei templi spogliati riattatiri popolati di nuove icone. S’incamminarono i neofiti perseverando in proselitismi delocalizzando il martirio. Sarebbero venuti poi potere temporale integralismi fondamentalismi tutti divisi in nome di Dio guerre di religione e Santa Inquisizione a imbrattarsi la tonaca col sangue dei giusti sacrificati della contestazione radicale cui solo da posteri si sarebbe invocato perdono. Si sarebbero praticati roghi tanti non profetizzati unitamente all’attesa smaniosa del big bang apocalittico.
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NON DIMENTICATECINon dimenticateci noi cadutiin guerra. Per chi?Ricomposti alla bell’e meglionegli ossari o dispersiabbracciati amici e nemiciin fanghi tenebrosilombrichi ad accarezzarcisenza ideali da elargirené calendari da sfogliarecon erotiche sequenzetutti per voi non per l’al di quadove il tempo è scappatoun giorno buio pesto infinito.Non dimenticateci noi cadutialle guerre civili. Per cosa?Sfidati voi a discerneretra canaglie e galantuominieroi e millantatoriil giusto e l’ingiustolabile legame tra vittime e carneficiferita dolorosa da lenireda sempre insanatafinto o vero terrorismo.Conta ancora speculare purtropposu tragedie antiche per equipararenon già per pacificaree ancora si somma il cinismodi carrieristi predonisolo in apparenza metabolizzato.
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SCRISTIANITÀ
Ciò che all’occhio si gode terra scristianizzata da costa a costa aspettative sospese all’equivoco o peggio all’imbroglio. Sufficiente uno scorcio di secolo ai millantatori per affermare qui e là il deserto. Non più approderanno cantori o martiri d’Oriente mistici sapienti o filosofi alle chiese rupestri screpolate d’affreschi. Solo se le stagioni prendessero a rincorrersi a ritroso si raddrizzerebbe forse la sorte ma ogni fondamento di verità si cementa di dubbi e ciò non basta nottetempo né ad altra ora a consolare o infondere coraggio.
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PIONEER 10
Trent’anni e continua il viaggio per miliardi di miglia e miliardi la sonda recante targa degli umani ambo i sessi rappresentati e il sistema di provenienza infinitamente lontano e un bip bip ormai appena distinguibile. Chi andrà ad incontrare non si sa forse uno senza pregiudizi o il Creatore che s’è scordato di una creatura o figlio ignoto in ogni modo fardello non scomodo chissà forse non significante esperimento marginale ad un disegno ancora di mano non sfuggito.
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PADRE E MADRE
Ermafrodita era Dio fecondava e allattava padre e madre insieme miliardi di semi molti di meno i capezzoli. Un Padre maschio tutto poteva: chiedetelo alle femmine denigratrici dei maschi. Dio era femmina con seni stravaganti dilatati all’inverosimile e latte abbondante: chi non crede ammiri i derivati di quel latte cagliato. Una notte a Betlemmeattuò la separazione del tempo e dei ruoli. Ora ci sono la banca del seme e la banca degli ovuli e i profilattici stampati ad arte sono tutti col buco.
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MERCATO DELLE PULCI
Per quell’atavico retaggio d’Oriente abito mentale ampio o ristretto permane innata l’inclinazione alla gestione del lutto. Pervade il tutto una melodia flautata di Pan in stato di grazia struggente di rimandi complicità. Immagini cristallizzate per secoli venerate reliquie di santi ridotte parafulmini alle sontuose basiliche oggetto di rapinosi gesti scusa d’infedeli per desertificazione postuma che da tempo già fa capolino. Rabdomanti s’ingegnano alle necropoli metropolitane captano lacrime per cari estinti con perizia sconvolgente. Gli Exultet spaginati a ruba dispersi per anonime bancarelle al mercato delle pulci.
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MAL DI PAESENon c’è più il prete qui.Si dileguò il curatore dei corpiquando come per epidemiatutti partivano lasciandocase apparecchiate nell’attesa.Torna ora qualcunosolo per doverose visiteal camposantoassumendosene le orazioni.Un cane randagio permaneper topi campagnolie qualche frutto raro.Sbattono ancora le portenon scardinatedi camere o balconiinquilino unico il ventocui noia arrecaun passero solitario.S’avviò il declinonessuno vi fece caso.Lo coccolammo lusingatipargolo di cure bisognosonel silenziosuo gemello degno.
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LA GUERRA
Sempre un affare per taluni è la guerra non bada a spese per sfoltire arsenali vorace di sangue materie strategiche agognate ricchezze nuove conquiste stupri etnici e vendette crimini indicibili sventure e genocidi sindrome apocalittica maestra perenne ad uccidere il dolore abile col terrore a sfrattare le anime di pavidi e valorosi per traslare le salme ad imbrattare ideali col consenso carpito per tenebrose regioni inesplorate della mente sfuggendo non ad una ma a cento e mille rinnovate maledizioni.
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COZZARE DI STELLE
Di tutto ci rifilano imbonitori senza scrupoli: panorami di obsoleta concezione con guadi perigliosi o invalicabili deserti di canti tediosi e disperati sublimate menzogne orripilanti coraggio simulato del volare d’anime sperdute oltre confine con ali alle ascelle disinserite per ovattanti nebulose dove al cozzare di cadaveri di stelle s’illumina che è un piacere uno spicchio d’universo al silenzio disumano più assordante.
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ARCHEOLOGIA DEI RIFIUTI
Archiviato il passato relegati al presente più che mai legati all’amor proprio al futile dell’inutile oggetti votati tutti ad insopprimibile spazzatura. Nel raccapriccio dello spreco ferite da non sutura. L’archeologia dei rifiuti ci restituisce Milone sei vittorie ad Olimpia Pitagora e duecento anime delle sue reincarnazioni. Ma il paradiso, dicono, sono barriere coralline al Mar Rosso dove più d’un vascello sommerso è in gloria.
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GROVIGLIO ANTICO
Partecipi già lo eravamo alla vena di verde tratturo di saliscendi cromosomi nel neolitico. Oggi è che siamo assenti l’occhio irretito al nastro d’asfalto senza greggi e compagni cani le case accasciate a intrigare la memoria violazioni indegne tuttavia tollerate. Non più fraseggi d’allodole Pescasseroli all’orizzonte gli ovini metabolizzati come tutti i caprini la mente cede a chi di più l’alletta senza scampoli di canti né corna neanche quelle paventate dai pastori. Una nenia risuona ignota all’orecchio e da tempo remoto e lento si sbroglia un groviglio celato di culture e mesti riti quotidiani per le terre di S. Eleuterio.*
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DOPO IL RATTO D’EUROPA Pulsa il cuore vecchio d’Europa dove si consumò il misfatto nel mare stanco tra le terre d’antichi cocci corredato con trapassati ingessati e i vivi tutti imbalsamati di cautele rispettose. Mare di storie oziose e navi salpate per itinerari incerti di successi e catastrofi cercate per conquiste e commerci battaglie perse vinte riperse. Donne recuperate al baratto dei caprini o sottratte con gesti rapinosi e ingravidate poi fattrici di razze variegate. Infine profanate necropoli da tombaroli intraprendenti per ostensioni museali o per salotti di feticisti. Ci percepiamo come isole dove l’approdo è problematico e un assillo insensato trafigge un pensiero nostro impertinente che già sul nascere appassisce. |
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