“Per
Primo Levi: alla memoria”, è un omaggio lucido e struggente a uno dei
più grandi testimoni del Novecento.
L’autore non sceglie la via della commiserazione, ma adotta un
linguaggio straordinariamente vicino a quello di Levi: un linguaggio
fatto di termini scientifici – come implosione, neutrini, buchi neri –
che celebrano la figura dello scrittore-chimico, da sempre abituato a
usare la razionalità della scienza per tentare di comprendere l'assurdo
del male.
Il testo si muove su due binari temporali:
Da un lato la macro-storia del lager, con quell’orrore indicibile che
ancora oggi incombe su tutti noi. Dall'altro la cronaca spietata di un
giorno di aprile del 1987, quando Primo Levi decise di mettere fine alla
sua vita sul ballatoio della sua casa a Torino, travolto dal peso
insostenibile del trauma del sopravvissuto e dall'indifferenza di una
società ormai assuefatta al voyeurismo mediatico.
Nelle quattro strofe che ascolterete, la poesia lancia un atto d'accusa
universale. Interroga il silenzio di Dio di fronte al massacro e,
infine, usa una splendida metafora astronomica: i ricordi del lager sono
come neutrini, particelle invisibili che attraversano la carne e
lasciano il segno indelebile dei numeri tatuati sulle braccia. Una
ferita aperta che la luce fioca della scrittura – definita una stella
nana – non ha potuto salvare dall'abbraccio finale del buco nero della
depressione.
Ascoltiamo ora i versi, per non dimenticare chi ha lottato fino
all'ultimo per difendere la dignità dell'uomo.
Rivisitato Ai mode 11/07/2026
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A.SICILIANO – Primo Levi (matita) 2005
*
Primo Levi, chimico, scrittore, ebreo, ex
deportato ad Auschwitz, suicida a Torino, gettandosi nella tromba delle
scale del suo palazzo, domenica, 12 aprile 1987. Non ha potuto resistere
oltre al pesante fardello dei ricordi tragici del lager in cui fu
internato, anche alla luce di fatti ricorrenti che attesterebbero che il
mondo non ha memoria e la storia sembrerebbe non avere insegnato alcunché.
PER PRIMO LEVI: ALLA
MEMORIA*
Un’implosione:
gli
ebrei i nazisti il lager.
L’olocausto incombe.
Una
chiazza di sangue
su
un ballatoio del palazzo
diffusa da una tivù impietosa.
La
gente gradisce cronache crudeli
ci si schermisce.
O
Jahveh Jahveh, cos’hai permesso!
L'angelo che inviasti ad Abramo
che
giocò con Israel, dov'era?
Neutrini ci hanno attraversati:
ecco numeri sulle braccia.
Lusinga di una stella nana
non
di un buco nero!
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