MOSTRE D ARTE IN TRENTINO NEL 2008 Santorossi Egologo a Castel Pergine, Memoria Contadina degli artisti de La Cerchia , Depero Pubblicitario Mostra retrospettiva al Mart di Rovereto, Icone bizantine di Locri-Gerace, Il lavoro sulla terra dei monti di Carlo Sartori, La forma e il colore nella pittura di Atanasio Soldati, Disequilibri di Willy Verginer, Lata Walki (Anni di Lotta) di Wilhelm Sasnal |
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Santorossi Egologo-site specific works Mostra estiva a Castel Pergine
Il 19 aprile 2008 si inaugurata al Castello di Pergine Valsugana (Tn) la 16 mostra estiva, che rester aperta fino a novembre. Quest anno dedicata all opera dell artista trevigiano Santorossi, scelto dal critico Franco Batacchi e da Verena Neff e Theo Schneider, gestori-mecenati dell albergo-ristorante ubicato nel suggestivo castello medievale, che in questi mesi stato sottoposto a opera di consolidamento dei muri di cinta, a restauro dei tetti e a messa a norma di sicurezza della struttura edificiale. Gli artisti ospitati negli anni passati sono stati: Fabrizio Plessi, Davide Scararabelli, Toni Benetton, Giorgio Celiberti, Riccardo Licata, Carlo Lorenzetti, Mauro Staccioli, Francesco Somaini, Pino Castagna, Michael Deiml, Eduard Habicher, Piera Legnaghi, Romano Abate, Annamaria Gelmi e Nane Zavagno. Tutti con un ampio curricolo alle spalle, noti nel mondo dell arte e largamente editati e antologizzati.
Santorossi, artista attivo dal 1970, nel 1993 partecip alla XLV Biennale di Venezia. Ha tenuto numerose mostre personali e ha partecipato a tante collettive in questi anni. Questa mostra rientra negli eventi collaterali di Manifesta 7 , Biennale europea di arte contemporanea itinerante, che ogni anno si realizza in un paese diverso. Quest anno stata scelta l Italia e, relativamente alla regione Trentino Alto Adige, si terranno mostre a Fortezza, Bolzano, Trento e Rovereto. Dopo molti giorni di pioggia, il tempo stato clemente e, anche questa primavera, la pervinca nana, che tappezza le pendici boscose del castello, si manifestata con un esplosione di fiori blu, cromia che Santorossi non predilige per le sue opere. Lui un artista concettuale e la sua opera si presenta articolata e complessa, e come gli artisti degli anni scorsi, fatta eccezione di Riccardo Licata, che scelse di esporre opere gi realizzate in precedenza, ha creato opere nuove, grandi sculture e installazioni progettate appositamente per i differenti ambienti esterni o interni del castello, allo scopo di coinvolgere e interagire emotivamente con i visitatori, certamente non sprovveduti, per stupirli, incuriosirli e suscitare in loro reazioni anche contrastanti. Opere prodotte per questa esposizione e disposte a ridosso dei muri di cinta del castello, nel cortile e nelle sale interne. Ma anche gigantografie, con busti o figure intere maschili o femminili in tricromia rosso-nero-bianco, attaccate sui muri esterni e visibili a qualche chilometro di distanza dalla superstrada che proviene da Trento. come se pi identit artistiche avessero ideato e creato le numerose opere qui esposte, e questo perch si inteso proporre un percorso antologico dell artista. Il tutto origina dal titolo dell esposizione: SANTOROSSI Egologo. Infatti, esso sottintende una complessa autoanalisi, col ricorso alla sociologia e alla psicoanalisi, in cui si mescolano ironia e autoironia, comunicazione di massa e uso di immagini demistificate degli stereotipi della societ consumistica. Il ricorso a un particolare materiale plastico di tipo industriale, per la produzione seriale delle immagini pittoriche, alcune delle quali si rifanno alla pubblicit con i volti di Elvis Presley e Sharon Stone, fa accostare Santorossi a certi archetipi dell arte pop americana, di Andy Warhol innanzitutto, e dell italiano Marco Lodola, l artista dei pannelli ritagliati di plexiglas policromo per le sue figure sagomate, alcune delle quali sono scatole illuminate dall interno da una luce fredda, e che da qualche anno utilizza tubi luminosi simili a quelli delle luminarie di Natale.
Le installazioni di Santorossi ideate per Castel Pergine sono alquanto varie, con un largo impiego di materiali industriali e nuove tecnologie. L obiettivo di indagare e mostrare gli effetti della pubblicit nelle comunicazioni di massa sull individuo. Si va dalla Fiat 500 , mito degli anni Sessanta, elevata sopra un alto piedistallo a monumento nostalgico, a normali abiti inamidati con resine ipossidiche per metaforici guardaroba, all ipotetica libreria d artista, allo scaffale-scarpiera con scarpe di colori vivi e brillanti, entrate ormai nell uso dei giovani consumatori, a una sorta di scacchiera con nove computer bianchi. Vi poi un gruppo di sassi, prelevati dal greto del Piave, fissati in cima ad aste metalliche filiformi, con rimandi all arte di Brancusi, Arp e Viani. Anche le terapie di coppia, quelle di coppia in gruppo e il training autogeno di gruppo, cui fa tanto ricorso l uomo di oggi, sono alluse con l installazione di alte sedie metalliche doppie e sedie singole in circolo, dove non manca la sedia bianca riservata allo psicoterapeuta. E poi c da sbizzarrirsi con una lunga serie di opere, differenti tra loro e cariche d ironia, negli angoli impensati del castello: un irridente Cappuccetto Rosso ; dei Rospi di plastica con scintillanti cromie bagnate, che anche se baciati non diventeranno principi; un Giardino incantato policromo e bidimensionale; Fantasmini come ectoplasmi piatti; un impermeabile scuro titolato Autoritratto ; un Acquarium di pesci a goccia e strani ippocampi che nuotano nell aria; un surreale arco di Trionfo ; Filodendri giganti e Boschetti simbolici policromi di figure geometriche filiformi; Fiori e Ghirlande costruiti con sequenze di petali policromi giganti o figure geometriche policrome. L autoironia, invece, campeggia in due installazioni nel cortile del castello: Stinco di Santo , dove Santo sta per l artista e un grosso osso campeggia su una sorta di altare, pi pagano che cristiano, come una reliquia, unitamente a delle piccole teche trasparenti con altri ossi; Rinascita , una tomba metaforica con lapide con la scritta SOPRATTUTTO SOTTO NIENTE , un urna con l EGO e tre date fatidiche: il 1988, quando Santorossi cambi nome e stile passando dal figurativo piacevole a un nuovo tipo di arte; il 2001, anno in cui moll tutto per una personale crisi esistenziale; il 2002, anno in cui ha ripreso a fare arte con nuova lena.
Il cortile interno del castello era affollato di persone, accorse per l inaugurazione anche dall estero, e alcune si erano candidamente issate sulle alte seggiole dell installazione per la terapia di gruppo. Dopo la presentazione della mostra da parte di Verena Neff, del sindaco di Pergine Renzo Anderle e di Franco Batacchi, si esibito l artista vocale Bruno Amstad, venuto dalla Svizzera, che modula la sua voce gutturale, da moderno neandertaliano, utilizzando un apparecchiatura elettronica sofisticata, con rimandi ai richiami cantilenati ai fedeli da parte del muezzin dal minareto e alle intonazioni dei monaci tibetani, il tutto trasformato e distorto con echi profondi calcando con un piede i tasti di una piccola pedana. Chiudeva il pomeriggio un gradevole rinfresco, con un buffet apparecchiato con specialit locali. A Castel Pergine, nel perpetuo rinnovamento, l incanto dell arte si ripete ogni primavera. un luogo unico in Italia, dove dei privati riescono a ripetere delle mostre importanti negli anni, che si caratterizzano per la costanza e l alto livello qualitativo delle esposizioni organizzate. E la gentilezza di Verena Neff e Theo Schneider sono un valore aggiunto. (Questo articolo nel sito www.angelosiciliano.com). Scheda del catalogo Il catalogo, di 120 pagine, curato da Franco Batacchi, Theo Schneider e Verena Neff, illustrato con foto a colori di Theo Schneider, contiene i testi del sindaco di Pergine, del vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento Margherita Cogo e del critico Franco Batacchi. stampato da Publistampa Arti grafiche di Pergine Valsugana nel 2008. Il prezzo di 20. Zell, 22 aprile 2008 Angelo Siciliano
MEMORIA CONTADINA Mostra del Gruppo di Artisti trentini La Cerchia a Palazzo Trentini Dal 14 dicembre 2007 al 12 gennaio 2008 si tenuta una mostra collettiva di pittura del Gruppo di Artisti trentini La Cerchia negli spazi espositivi di Palazzo Trentini di Trento, sede della Presidenza del Consiglio provinciale. Tullio Gasperi, Carlo Girardi, Mario Matteotti, Eva Laura Moraga, Pierluigi Negriolli, Lina Pasqualetti, Annamaria Rossi Zen, Giorgio Tomasi, Ilario Tomasi, Remo Wolf, Marco Berlanda, Carla Caldonazzi, Livio Conta, Franco Damonte, Bruno Degasperi, Domenico Ferrari e Adriano Fracalossi hanno proposto delle opere ispirate al tema della Memoria Contadina .
Il mondo contadino risaputo non pi quello che gli anziani, ultimi referenti di una civilt tramontata qualche decina di anni fa, ricordano e raccontano con nostalgia. Oggi, vivere in una moderna e attrezzata casa di campagna, non molto differente da come si vive in un alloggio urbano. Ci che permane diverso il contesto, ma il paesaggio rurale cambiato molto in questi anni e l attivit agricola completamente meccanizzata. Una macchina fa il lavoro di dieci o cento braccianti di una volta, anche se l intervento umano resta imprescindibile. Gli artisti de La Cerchia , non avendo l opportunit di attingere a una realt contadina arcaica in posa , come capitava in passato, per rappresentarla non potevano dipingerla en plain air e allora han dovuto far ricorso alla memoria. Quindi, le opere che hanno prodotto, nelle personali e differenti cifre stilistiche, sono come dei flash, delle citazioni, delle composizioni rievocative, che ci riportano, senza mitizzarlo, un mondo contadino ovattato o sommerso nella sedimentazione dei ricordi. Ma ogni rievocazione, inevitabilmente, si ammanta di tristezza. Una sensazione che si stempera in malinconia per un mondo quasi immutabile, tramandato per secoli, che non potr pi tornare. L arte, allora, assurge a piacevole pretesto per giocare con i sentimenti e provare a intrigare ancora una volta l immaginario collettivo. (Questo articolo nel sito www.angelosiciliano.com). Scheda del catalogo Il catalogo, di 48 pagine, illustrato con immagini a colori, contiene la presentazione di Dario Pallaoro, Presidente del Consiglio Provinciale della PAT, e i testi critici di Andrea Zanotti e Claudia Gosetti. stampato dalla Tipografia Alcione di Trento nel 2007, per conto della Presidenza del Consiglio della Provincia autonoma di Trento. Zell, 10 gennaio 2008 Angelo Siciliano
DEPERO PUBBLICITARIO Mostra retrospettiva al Mart di Rovereto Al grande artista futurista trentino Fortunato Depero (Fondo-Tn 1892 Rovereto 1960), stata dedicata dal Mart di Rovereto un ampia retrospettiva, da ottobre 2007 a febbraio 2008, che presentava al pubblico un notevole numero di locandine, manifesti, schizzi e disegni. stata l occasione per presentare e far conoscere, in modo esauriente, non solo la straordinaria creativit di questo artista di livello internazionale, ma anche la persistente attualit degli esiti della sua ricerca grafica con finalit pubblicitarie.
Alla fine della prima guerra mondiale, Depero inaugurava a Rovereto la Casa d Arte Futurista, un laboratorio in cui si lavorava alle arti applicate per il design e la pubblicit Ma nel 1913 era entrato in contatto con Balla, Martinetti e Cangiullo. Nel 1914 aveva partecipato all Esposizione Futurista Internazionale, organizzata da Sprovieri, a cui partecipava il meglio dell avanguardia artistica: Kandinskij, Archipenko, Martinetti, Cangiullo, Balla, Martini, Prampolini e Sironi. Nel 1916 aveva realizzato per Diaghilev, impresario dei Balletti Russi, la scenografia e i costumi per Le chant du Rosignol, musicato da Strawinskij, che purtroppo non sarebbe stato rappresentato. Grazie a Diaghilev aveva conosciuto il ballerino Massine, il poeta Cocteau e alcuni artisti, tra cui Picasso, Larionov e la Goncharova. Grazie al poeta svizzero Gilbert Clavel, introdotto nel clima magico della Metafisica, come attestano le illustrazioni del libro Un istituto per suicidi e la rappresentazione teatrale I Balli plastici. Nel 1923 espone a Monza e nel 1925 alla Internazionale di Parigi con Balla e Prampolini. Nel 1928 si reca a New York, citt ideale per il mito futurista, dove lavora per le scenografie teatrali e per la pubblicit ma il mercato americano non compera opere dell avanguardia, perci nel 1930 rientra in Italia, oberato da seri problemi economici, e torna a vivere a Rovereto. Nonostante la sua Casa d Arte Futurista sia chiusa ormai da anni, sempre vivo in lui l interesse per l arte applicata e riceve importanti commissioni. Nel 1931 Depero, nel manifesto Il futurismo e l arte pubblicitaria, proclama che l arte del futuro sar pubblicitaria e il tal senso un anticipatore di quanto avverr successivamente. Dal 1947 al 1949 soggiorna di nuovo negli USA. Rientrato a Rovereto, si dedica alla pittura e riceve importanti commissioni pubbliche, come la decorazione della Sala del Consiglio Provinciale di Trento. Nel corso degli anni Cinquanta vive isolato dal dibattito artistico internazionale, come d altronde gli altri futuristi italiani rimasti fedeli ai principi teorici del movimento. Nel 1957, il comune di Rovereto gli offre uno spazio pubblico e un vitalizio, in cambio del lascito delle opere ancora in suo possesso. Nel 1959 inaugurata La Casa Museo Depero, il primo museo futurista italiano, una specie di opera d arte totale , perch l artista decora tutte le sale, crea gli arredi, i disegni, i dipinti, gli arazzi e i progetti d architettura. Il 29 novembre 1960 l artista muore. Per anni Depero ha proceduto su due strade parallele: da una parte dipingeva quadri d arte futurista e dall altra realizzava opere grafiche per pubblicizzare i prodotti industriali. E su questa seconda via, quella dell arte applicata, ha dato un contributo formidabile allo sviluppo della pubblicit moderna, intesa come architettura pubblicitaria. Per Depero non esistevano confini tra arte propriamente detta e le arti minori, dette applicate. Per lui si trattava di una continua osmosi di motivi iconografici e stilistici che migravano liberamente dall arte maggiore a quelle minori e viceversa, realizzando la sua personale idea di un estetica globale futurista, che gli consentiva di acquisire uno stile unico, senza confronti nei primi decenni del Novecento. (Questo articolo nel sito www.angelosiciliano.com). Scheda del catalogo Il catalogo, di 463 pagine, illustrato da un ricco apparato di immagini a colori e in bianco e nero, contiene testi delle curatrici della mostra Gabriella Belli e Beatrice Avanzi, del presidente del Mart Franco Bernab di Serena Aldi e Nicoletta Boschiero. edito da Skira editore (www.skira.net), Ginevra-Milano, in ottobre 2007. Zell, 20 febbraio 2008 Angelo Siciliano
ICONE Tradizione bizantina e spiritualit di Locri-Gerace Mostra a Palazzo Trentini di Trento Dal 5 al 15 marzo 2008, si tenuta a Palazzo Trentini di Trento la mostra Είκ #965;єς, un esposizione di icone, splendide nelle cromie e per fattura e di forte impatto visivo e spirituale, realizzate dalla scuola La Glikophilousa , Laboratorio di Spiritualit e Tecnica dell Icona, sorta nel Piccolo Eremo, d ispirazione basiliana, delle Querce in Santa Maria di Crochi nella diocesi Locri-Gerace, nel silenzio solitario dell Aspromonte. La creazione di questo laboratorio stata incoraggiata dall arcivescovo P. Giancarlo Maria Bregantini, passato ora a dirigere la diocesi di Campobasso-Boiano. Ma Mons. Bregantini, per la rinascita di questa parte della Calabria e il suo affrancamento dalla ndrancheta, si molto adoperato in questi anni non solo con l attivit pastorale, ma anche con la promozione di cooperative per la produzione e commercializzazione dei piccoli frutti, dell olio extravergine d oliva e delle arance, aiutato in questo dalla Federazione Trentina delle Cooperative. Molti giovani del luogo hanno potuto trovare cos una fonte di reddito certa e onesta.
Grazie all impegno profuso dalla comunit delle Sorelle di Ges La Glikophilousa diventata un apprezzata scuola d iconografia con agganci anche a livello nazionale. Lo spirito che la anima di trarre memorie dall empatia affettiva del popolo, sempre presente negli avvenimenti riguardanti le icone . sempre esistita una Calabria bizantina, derivazione di Costantinopoli. Basti pensare alla nave di roccia di Santa Severina e alla sua storia, al Codice Purpureo di Rossano, e ora questa scuola le d lustro e sostanza, perch opera nell attualit ma con attenzione al passato, tra arte e mistero, bellezza e trascendenza, teologia e spiritualit Il credente attuale, che condizionato da un bombardamento continuo di immagini e notizie, pu essere stimolato e aiutato nella propria vita spirituale, grazie alla visione di opere sacre che esprimono il mistero senza nasconderlo. Le 68 icone esposte a Palazzo Trentini provenivano tutte dal Laboratorio de La Glikophilousa e sono riproduzioni di antiche icone bizantine oppure ad esse ispirate. Sono straordinarie nel mistero rappresentato, splendide nelle scene sacre e luminose nei colori. In esse l anima pu rispecchiarsi. (Questo articolo nel sito www.angelosiciliano.com). Scheda del catalogo Il catalogo, di 94 pagine, illustrato con immagini a colori, contiene i testi di Dario Pallaoro, presidente del Consiglio provinciale della PAT, di Mons. Giancarlo Bregantini, Arcivescovo di Campobasso-Boiano (gi di Locri-Gerace fino al 2007), di Mons. Luigi Bressan, Arcivescovo di Trento, di suor Renata Bozzetto e suor Rossana Leone della Comunit monastica femminile basiliana, le Sorelle di Ges Curato da Claudia Gosetti stampato nel 2008 da Litografica Editrice Saturnia TN, per conto del Comitato Diocesano Trentino Locride e de La Glikophilousa Laboratorio di Spiritualit e Tecnica dell Icona, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio della Provincia autonoma di Trento. Zell, 16 marzo 2008 Angelo Siciliano
IL LAVORO SULLA TERRA DEI MONTI di Carlo Sartori Mostra a Palazzo Roccabruna di Trento Dal 1 al 22 marzo 2008, si tenuta nei locali al primo piano di Palazzo Roccabruna di Trento, una mostra antologica di Carlo Sartori, con opere realizzate dal 1962 al 2006.
Da oltre quarant anni il modo di dipingere di Sartori appare immutabile, fatto di forme essenziali, di soggetti popolari, ambienti domestici, contesti rurali e montani diventati nel tempo gli archetipi di un mondo che non c pi quello della civilt contadina di montagna. come se questo mondo si fosse cristallizzato nella sua memoria e lui ha continuato a proporlo ripetendolo, in modo ossessivo, con poche varianti negli anni. Le tonalit dei rossi, dall arancio al vermiglio, sono una costante dei suoi quadri, che appaiono illuminati da una luce particolare, irreale o addirittura artificiale. La scena rappresentata quasi sempre osservata dall alto, a volo d uccello, come per sorprendere i soggetti ed evitare che si mettano in posa. Le sue figure, che siano uomini o donne, e anche gli animali domestici appaiono bloccati nei movimenti, quasi fossero omuncoli o donnette e bestie plasmati in argilla, poi dipinti a forti cromie e collocati nella scena. E, in effetti, ogni quadro sembra la scena a s stante di un presepio popolare immaginario mai concluso, non accattivante, anzi con i connotati di uno stupore grottesco, a cui Sartori si dedicato instancabilmente per decenni. Si potrebbe considerare, quella di Carlo Sartori, un arte che privilegia un innato senso artigianale, nel senso proprio del termine di chi si dotato di un mestiere e lo esercita caparbiamente, anche quando altri si godono la pensione. Uno stile sicuramente personale e unico nel suo genere, appartenente a un panorama artistico che una volta era definito na . (Questo articolo nel sito www.angelosiciliano.com). Scheda del catalogo Il catalogo, di 100 pagine, illustrato con immagini a colori, contiene i testi di Margherita Cogo, Vicepresidente e assessore alla cultura della Provincia Autonoma di Trento, e di Giovanna Nicoletti. stampato nel 2008 da Tipografia Editrice Temi sas di Bacchi Riccardo & C. Trento, per conto della Provincia Autonoma di Trento. Zell, 20 marzo 2008 Angelo Siciliano
LA FORMA E IL COLORE NELLA PITTURA di Atanasio Soldati Mostra alla Galleria Il Castello, Studio Arte Contemporanea di Trento Dal 29 marzo al 4 maggio 2008, si tenuta presso la Galleria Il Castello, Studio Arte Contemporanea di Trento, una retrospettiva di Atanasio Soldati (Parma 1896-1953), che seguiva un altra mostra dedicatagli in precedenza a Legnago, nella Galleria Risorgimento. Soldati, assieme a Fontana, Licini e Melotti, un importante maestro dell astrattismo italiano, vissuto in povert e pressoch dimenticato in questi ultimi decenni. La XXVI Biennale di Venezia del 1950 gli dedic una sala che era gi seriamente malato.
Proveniva dall architettura e gli erano innati il senso della prospettiva, dei volumi e della geometria, che Carlo Belli, teorico del gruppo di artisti astratti, nel suo libro Kn avrebbe inteso come aspirazione umana tra le pi alte, che con le sue leggi impedisce alla fantasia di scadere nell arbitrario. Soldati ebbe modo di vivere e confrontarsi con correnti artistiche in continuo fermento, soggette a cambiamenti di rotta come il futurismo e la metafisica, e, sulla scia di quanto avevano fatto in Europa Kandinskij e Mondrian, fece suo il linguaggio astratto diventandone un esponente di prima grandezza. Il suo linguaggio essenziale, analitico, ordinato secondo gli armoniosi rapporti propri della geometria. Per Soldati, l artista non ha il compito di esprimere dolore o felicit n altre sensazioni. Le forme e i colori dell arte astratta hanno una loro concretezza e vanno al di l di un interpretazione visiva o psicologica. La sua arte essenziale, tende alla purezza formale e, anche quando evidente un qualche accenno figurativo, non giunge al tradimento del linguaggio geometrico. La sua pittura, come scriveva Gillo Dorfles, un esempio di come un linguaggio figurativo possa astrarsi dall oggetto. La mostra di Trento proponeva solo qualche quadro ad olio. Per lo pi le opere esposte erano schizzi, disegni a matita o a china, pastelli e acquarelli, realizzati di getto, talvolta anche su supporti cartacei di fortuna. E queste opere, proprio per questo, risaltano nella loro schiettezza e immediatezza espressiva da sembrare poesie visive per il fruitore. (Questo articolo nel sito www.angelosiciliano.com). Scheda del catalogo Il catalogo, di 60 pagine, illustrato con immagini in bianco e nero e a colori, contiene il testo critico di Pier Antonio Trattenero. Curato da G. Duffini, con la collaborazione di F. Righi, stampato nel 2008, col patrocinio della citt di Legnago, dalla Tipografia Grafiche Stella Legnago (Vr), per conto della Galleria Risorgimento di Legnago e Galleria Il Castello di Trento. Zell, 2 maggio 2008 Angelo Siciliano
DISEQUILIBRI di Willy Verginer Mostra alla Galleria Il Castello, Studio Arte Contemporanea di Trento In maggio 2008, si tenuta presso la Galleria Il Castello, Studio Arte Contemporanea di Trento, una mostra di scultura di Willy Verginer, artista altoatesino nato a Bressanone nel 1957, che vive e lavora a Ortisei. Egli ha scelto la via del figurativo e privilegia il legno, come materia prima, per realizzare le proprie opere. Una scelta certamente difficile in un panorama contemporaneo, in cui altri scultori, da anni, prediligono le installazioni, gli assemblaggi di materiali pi strani e vari, il ricorso ai nuovi materiali industriali proposti dalla tecnologia, il ready-made decontestualizzato o ricontestualizzato in modo provocatorio.
Con una decina di mostre personali e alcune collettive alle spalle, Verginer ha proposto a Trento le ultime opere realizzate di recente. Opere piacevoli da vedere, immerse nel nostro tempo, perch l artista ha guardato l arte pop, ma anche molto attento alle immagini della pubblicit che pervadono il nostro mondo. Le sculture di Verginer rappresentano ragazzi e ragazze col volto fresco e levigato della giovinezza, spesso in posizioni giocose con animali domestici come cani o conigli. Le posizioni che queste figure assumono nello spazio sono non convenzionali: qualcuna ritta, ma a testa in gi e regge sui piedi un coniglio/lepre quasi fosse un giocoliere; qualche altra in ginocchio sul dorso di un Terranova; qualche altra, pur stante in piedi, ha un cagnolino che le cammina sul petto o un coniglio sulla schiena. Per ogni scultura adoperato un solo colore rosso, azzurro, verde o grigio che ne copre solo una parte, frutto di un intervento gestuale, mentre il resto dell opera conserva il colore naturale del legno. Ogni figura immersa nel proprio mondo, assorta e intenta a contemplare la propria spiritualit (Questo articolo nel sito www.angelosiciliano.com). Scheda del catalogo Il catalogo, di 20 pagine, illustrato con immagini a colori, contiene i testi critici di Alberto Zanchetta e Arnold Tribus. Le fotografie sono di Egon Decori. stampato da La Grafica-Mori (Tn) nel 2008, col patrocinio della Provincia Autonoma di Bolzano Alto Adige, per conto della Galleria Il Castello di Trento. Zell, 20 maggio 2008 Angelo Siciliano
LATA WALKI (ANNI DI LOTTA) di Wilhelm Sasnal Mostra alla Galleria Civica di Trento Dal 16 marzo al 16 giugno 2008, si tenuta nei locali della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento la mostra dell artista polacco Wilhelm Sasnal, nato a Tarn nel 1972, che vive e lavora a Cracovia, citt natale di papa Giovanni Paolo II. Vanta una decina di mostre personali, a partire dal 1998, tenute in giro per l Europa e alcune a New York, e anche presenze in diverse collettive. Il titolo della mostra Lata walki, tradotto in italiano Anni di lotta, Years of struggle in inglese.
I mezzi cui fa ricorso Sasnal per creare arte sono molto diversi tra loro: filmati cinematografici, installazioni e pittura. I suoi interessi sono vasti, come la tematica che tratta: dai paesaggi ai ritratti, dagli aeroplani agli animali, dai partigiani alle vecchie foto, dalle chiese alle bombe, dai personaggi storici alle citazioni di opere di altri artisti, dai fiori agli ufo e alle muffe ecc. Insomma pare che non vi sia settore o tema, cui Sasnal non sia interessato, ispirandosi alle immagini televisive, a quelle divulgate dai giornali o dal web e ai fumetti. Tuttavia, le sue immagini paiono superate, rispetto a quanto siamo abituati a vedere in Occidente, anche se il suo modo di assemblarle sfrutta le attuali tecniche fotografiche, per offrire all occhio dello spettatore particolari che di solito sfuggono o punti di vista inusuali e originali. La sua tecnica e il suo stile non sono univoci e appaiono contraddittori, quasi fossero espressione di differenti personalit E ci dovuto non solo all utilizzo di strumenti diversi, ma anche al modo in cui impiega il colore. Per questo la sua pittura, fatta di colori minimali, con tinte di grigi e di verdi, appare a volte iconica, mentre altre volte pu sembrare astratta o informale. Le sue immagini, che non hanno eccessiva pretesa simbolica, si presentano corrose, asportate o distrutte, al punto da indurre Fabio Cavallucci a scrivere, nel suo testo critico, di iconoclastia nell arte di Sasnal, in sintonia con quanto accade in Polonia, in particolare a Varsavia, soprattutto per i cartelloni pubblicitari, in cui alle immagini si preferiscono le scritte. (Questo articolo nel sito www.angelosiciliano.com). Scheda del catalogo Il catalogo, di 148 pagine, illustrato con immagini a colori e in bianco e nero, contiene i testi di Agnieszka Morawińska, Fabio Cavallucci, Maria Brewińska (intervista all artista), Andrzej Szczerski. stampato nel 2007 da ARW A. Grzegorczyk, per conto della Zachęta Narodowa Galeria Sztuki di Varsavia, grazie al finanziamento del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia. Zell, 20 maggio 2008 Angelo Siciliano |
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