Si vedono o si sentono le merdacce,[1] basta tenere occhi aperti e orecchi attenti,sparse in giro dagli autoreferenziali,che prediligono posti mediaticireality e finte isole sperdute dei fumosi.2
Sono in mostra, inventate da creativiche riassumono lo schifo dell’oggiconcettuale minimalista poverista graffitistaperformatico… e pure di certi architettie filosofi che non ci proiettano al futuro.Sono recitate, frottole avventurose,psico o soma, sensazioni del bolo:versi non capiti che scivolanoaddosso eppure applauditi…Ci sono poi le merdacce di chi trama cupolesopra la gente, forti del consensofanno gli affari, a livello localee planetario e imboscano mazzette e fondi nerie con la finanza virtuale massacrano l’economia3reale del mondo e sono le più mimetiche:le regole si sa per costoro non valgono,solo qualche sospetto, ma quandoil tutto si scopre è tanfo e clamore!Insomma di merdacce ve ne sonodi tutti i tipi e forme, perché i tafanarisembrano uguali ma è questionedi stomaco nonché di ampiezzadello stesso e di voracità inusitata,oltre che della potenza dei viscerinell’espellere boazze a imitare le vacche:le grandi magnifiche boazze nei prati erbosi,come quella attribuita a George Dabliu.4Un
testo, di regola, non dovrebbe essere
annotato dall’autore, ma, date la stringatezza e la particolarità di
certe argomentazioni, mi è parso opportuno farlo.
1
Per la cronaca, la boazza dell’illustrazione è di fine estate 2008, di
una vacca Carolina custodita in una malga dell’altopiano delle Vezzene in
Trentino.
2 La tivù pubblica, quella per la quale paghiamo il canone, da anni
rincorre le tivù commerciali con programmi che badano solamente
all’audience per fare cassa con la pubblicità. La cultura, intesa come
spettacoli teatrali, musicali e presentazione di mostre nazionali
o internazionali importanti, è stata bandita dalle sue tre reti.
3 Da ragazzini, quando ero nel mio paese nativo in Irpinia, io e diversi
coetanei facevano raccolta di figurine delle ditte alimentari Ferrero
e Martesano, col miraggio di raggiungere il numero previsto dai
regolamenti aziendali per consegnarle e ricevere i regali che le
stesse aziende elargivano. Un giorno arrivò un furbo e ci disse che se
gli davamo le figurine della Ferrero, in cambio ci avrebbe dato alcune
migliaia di figurine della Martesano con cui avremmo potuto richiedere
un pallone di cuoio, che per quei tempi, erano gli anni Cinquanta del
Novecento, era per noi un miraggio. Noi creduloni gli consegnammo
tutte le nostre figurine della Ferrero, ma di lì a qualche giorno
avremmo fatto la sgradita scoperta di essere stati gabbati da uno che
ne sapeva più di noi, perché la Martesano era fallita e le sue
figurine erano carta straccia. È più o meno quel che è successo a
tutti quei milioni di risparmiatori che hanno creduto, in buona fede o
per ingordigia di profitti, a banche e a imbonitori finanziari
facendosi rifilare negli anni ‘Bond argentini’, Titoli della Cirio o
della Parmalat, ‘Prodotti derivati’ e ‘Prodotti stratificati’, col
miraggio di elevati tassi di interesse, che si sono rivelati tutti
carta straccia. Insomma, la crisi che stiamo attraversando oggi è il
frutto di almeno un paio di decenni di truffe e dissennatezze negli
investimenti finanziari, in linea col capitalismo improntato a un
liberismo selvaggio, che hanno strangolato l’economia produttiva, fino
a che la ‘bolla speculativa’ non è esplosa.
4
A causa della grave crisi economico-finanziaria, che attanaglia da
tempo gli USA e s’allarga drammaticamente a macchia d’olio nel resto
del mondo, facendo temere un ripetersi della crisi del 1929 con
effetti recessivi disastrosi, a seguito dei fallimenti delle banche,
delle imprese di assicurazioni e del crollo delle borse, il presidente
George Dabliu Bush, ormai “anatra zoppa”, perché a fine mandato, è
riuscito faticosamente a far approvare dal Senato e dal Congresso, che
ha votato sì solo al secondo tentativo, il piano di salvataggio da 700
miliardi di dollari. Una cifra enorme di denaro pubblico, a carico
della collettività, paragonabile al costo della seconda guerra in Iraq
da lui voluta. I denari per questa guerra erano stati rastrellati sui
mercati finanziari internazionali vendendo titoli pubblici americani
soprattutto a Cina, Giappone, India e Paesi arabi. E gli
americani, che hanno sempre vissuto al di sopra delle loro
possibilità, oggi si ritrovano un deficit che è tre volte e mezzo il
loro Pil, Prodotto interno lordo, e larghe fasce della popolazione,
dopo aver perso la casa e il lavoro, fanno fatica a sbarcare il
lunario.
“Il piano è una grossa merda di vacca
con un dolcetto in mezzo”,
ha protestato dal suo banco il deputato repubblicano Paul Broun,
rappresentante della Georgia, per esprimere la sua contrarietà prima
della votazione del piano presentato da Bush.
(Illustrazione e
testo sono nel sito
www.angelosiciliano.com).
Zell, 1 ottobre
2008
Angelo Siciliano