LE FERROVIE DEL TRENTINO*
Presentata una pubblicazione
sulle ferrovie che furono che sono e che potrebbero tornare ad
essere
Venerdì pomeriggio, 20 febbraio 2004, nella
sala Aurora di Palazzo Trentini, sede della Presidenza del
Consiglio provinciale della Provincia Autonoma di Trento, è
stato presentato un volume illustrato di 234 pagine, Le
Ferrovie del Trentino, autori Mario Forni e Paolo Corrà,
edito da Edizioni U.C.T. di Trento.
L’opera è stata pubblicata, grazie al
contributo della Cassa Centrale – Casse Rurali Trentine – BCC
Nord Est SpA.
Sergio Bernardi, editore, in avvio della
presentazione, parlava dell’impegno quasi ventennale delle
Edizioni U.C.T. nella divulgazione di tematiche storiche,
giuridiche, scientifiche, letterarie musicali, artistiche,
ambientali, sociologiche e culturali in genere. Relativamente
all’argomento ferrovie, riferiva che quello che si presentava
è il secondo volume edito in materia, nell’ambito della
COLLANA DI STORIA – TESEO, diretta da Graziano Riccadonna. Il
primo volume, edito nel 1998, autore il solo Mario Forni,
aveva come titolo Rotaie nelle Valli
del Noce – Storia delle ferrovie Trento – Malé e Dermulo
–Mendola.
Non sarebbe fuori luogo dire che, che se si
fosse parlato di ferrovie qualche decennio fa, quando era in
pieno sviluppo la civiltà dell’auto – che per tante persone
era l’agognato status simbol – e in forte espansione il
trasporto delle merci su gomma, sia sul territorio nazionale
che su quello degli altri paesi europei, la cosa sarebbe
apparsa anacronistico. Tanto più che l’azienda ferroviaria
statale di allora, le FF. SS., oggi Trenitalia, con i deficit
che andava accumulando, cercava di scrollarsi dal groppone sia
la gestione di alcune tratte ferroviarie – i cosiddetti rami
secchi –, con esercizio in perdita, sia il personale in
esubero, con l’escamotage del prepensionamento.
I “rami secchi” erano abbandonati a se stessi e
i relativi edifici dislocati lungo il percorso, stazioni e
case dei capistazione, condannati alla fatiscenza.
Poi negli anni i centri urbani si sono saturati
di auto e il trasporto su gomma ha cominciato a pesare
sull’ambiente, creando non pochi disagi alla gente.
Le nostre città attualmente sono esposte al
rischio d’inquinamento, a causa dell’ozono, del biossido
d’azoto e di carbonio, e ultime sono arrivate le micropolveri.
Insomma la nostra salute è seriamente minacciata e sembrano
solo dei palliativi, i provvedimenti degli enti locali che
bloccano totalmente o parzialmente la circolazione dei veicoli
a motore, quando si rileva il superamento dei limiti previsti
dalla normativa vigente, per quanto concerne gli elementi
inquinanti.
Anche le valli alpine, attraversate da
importanti arterie del traffico stradale e autostradale, sono
afflitte dall’inquinamento e le masse di turisti, che si
portano in auto sino alle piste, non fanno che aggravare la
situazione. Il problema che ci si pone, è lo sviluppo
compatibile con la salvaguardia ambientale.
Innsbruck, città austriaca di confine,
attraversata da un flusso continuo di traffico commerciale dal
Nord Europa verso l’Italia e viceversa, da qualche anno ha
iniziato a porre freno alla circolazione dei tir e degli altri
automezzi pesanti, introducendo i permessi di transito. È poi
passata a provvedimenti più drastici. Ha bloccato la
circolazione notturna del traffico pesante e a Bolzano si
discute, se introdurre un provvedimento analogo per la locale
tratta autostradale.
Si è cominciato da qualche anno a discutere
dell’incentivazione del trasporto delle merci su rotaia e il
nuovo tunnel sotto il Brennero che, dopo annosi dibattiti, si
andrà a realizzare, è sicuramente un segnale positivo in tal
senso.
Parlare di ferrovie, quindi, seppure
approfittando della presentazione di un libro come in questo
caso, se in apparenza poteva sembrare solo un fatto romantico,
rivolto a nostalgici irriducibili, in realtà forniva spunti
per discettare su un problema quanto mai attuale, quello del
traffico.
Nel presentare la pubblicazione, Graziano
Riccadonna dava risalto alla lungimiranza del podestà di
Trento, Paolo Oss Mazzurana, che, alla guida del consiglio
comunale, il 17 ottobre 1891, aveva fatto approvare la
delibera per l’esecuzione degli studi tecnici relativi al
collegamento, mediante ferrovie con treni a trazione
elettrica, della città di Trento con le valli limitrofe. E la
trazione elettrica presentava numerosi vantaggi rispetto a
quella a carbone: un costo più basso per rotaie e motrici; la
possibilità di superare dislivelli più alti essendo i treni
più leggeri; lo sfruttamento idroelettrico di una risorsa
abbondante e a buon mercato, come quella idrica, presente sul
territorio trentino, grazie ai fiumi che scorrono in tutte le
vallate.
Si potrebbe aggiungere che l’Oss Mazzurana si
comportava involontariamente, come un ecologista
ante litteram.
Assistevano alla presentazione del libro
diversi appassionati sinceri delle ferrovie.
Il presidente della Cassa Centrale, Franco
Senesi, riferiva che la pubblicazione era stata molto
apprezzata da coloro ai quali era stata consegnata.
Sandro Schmid, intervenendo nel dibattito
conclusivo, si dichiarava a favore di una rete ferroviaria
alpina da sviluppare in Trentino, prolungando la Trento –
Malé, per collegarla con la Lombardia e la Svizzera. Auspicava
il collegamento ferroviario con Pinzolo e Campiglio, già
pensato nell’Ottocento e mai realizzato. Ipotizzava pure i
collegamenti con Cembra e Predazzo, il ripristino della linea
ferroviaria Rovereto, Mori, Arco, Riva del Garda, e
l’attuazione delle metropolitane veloci di superficie, vale a
dire la Rovereto, Trento, Mezzolombardo e la Trento, Pergine.
Relativamente alla costruzione di nuove ferrovie, faceva
presente che l’investimento deve tener conto di una previsione
d’utilizzo della struttura, per un periodo cinquantennale.
La pubblicazione presentata ripercorre, passo
passo, la storia delle seguenti linee ferroviarie: Borghetto –
Mezzocorona (linea del Brennero), inaugurata sotto l’Impero
asburgico nel 1859; MAR (linea Arco – Riva), inaugurata nel
1891 e cessata nel 1936; la Trento – Tezze (linea della
Valsugana), inaugurata nel 1896; la Trento – Malé e la Dermulo
– Mendola, inaugurate nel 1909; la Ora – Predazzo (linea della
Val di Fiemme), inaugurata nel 1917 e cessata nel 1963.
È corredata di tantissime illustrazioni in
bianco e nero e a colori: vedute paesaggistiche sullo sfondo
delle linee ferrate; scorci urbani con stazioni; tante
cartoline d’epoca, prestate da collezionisti; treni in
partenza o in viaggio; ponti e imbocchi di gallerie; folle in
attesa del treno; orari e biglietti ferroviari; cartine
geografiche e profili altimetrici.
È senza dubbio un libro fatto bene che, seppure
guardi al passato, contribuisce a valorizzare ciò che ancora
sopravvive sul territorio, di quanto fecero i pionieri delle
reti ferroviarie in Trentino, e a rafforzare le speranze e le
convinzioni di chi auspica un’inversione di tendenza, rispetto
a come sono andate finora le cose, per quel che riguarda il
trasporto di merci e persone.
* Questo articolo è uscito sulla
rivista UCT di aprile 2004.
La ferrovia a Montecalvo Irpino e gli
scheletri.
Per quanto riguarda la linea ferroviaria che
attraversa il territorio montecalvese, ricordo che negli anni
Cinquanta del Novecento, Giuseppe D’Agostino, Pèppu
Maglióne, che aveva la masseria sopra la statale 90 bis,
alla Malvizza di sotto, raccontava che, scavando delle buche
per mettere a dimora delle piante di vite, erano venuti alla
luce alcuni scheletri umani. Sosteneva che molto probabilmente
si trattava dei resti d’operai, morti per incidenti sul lavoro
nella realizzazione della galleria ferroviaria che, dalla
contrada Olivara porta verso la stazione di Ariano Irpino.
Asseriva che tale galleria era stata realizzata alla fine
dell’Ottocento, da maestranze dell’Italia settentrionale.
Nell’ambito dell’archeologia sociale, sarebbe
molto interessante fare una ricerca su questi fatti e sulla
realizzazione di questa tratta ferroviaria, che fa parte della
ferrovia Napoli – Foggia.
Sarebbe pure rilevante capire che fine hanno
fatto gli studi e i sopralluoghi, di una quindicina di anni
fa, che ipotizzavano l’abbandono della linea ferroviaria
esistente nella Valle del Miscano, per la costruzione di una
ferrovia alternativa nella Valle dell’Ufita.
Zell, 8 marzo 2004
Angelo Siciliano