I reperti archeologici della Costa della Mènola e località Imbèrgoli:
asce, bifacciali, grattatoi e pestelli in pietra*
(le foto e la scheda sono del prof. Angelo Siciliano)
I tanti reperti archeologici ritrovati casualmente tra le zolle del terreno coltivo, e conservati con cura, dalla fine della seconda guerra mondiale, nella contrada Costa della Mènola e in località Imbèrgoli, a li ‘Mbriéuli, a Montecalvo Irpino, documentano la preistoria e la storia di questi luoghi. I disboscamenti effettuati nei millenni, prima per la fusione dei minerali, importati da territori lontani, e poi per la messa a coltura della terra, hanno cambiato totalmente volto al territorio. Sono state cancellate così tombe preistoriche e romane, distrutti vasi cinerari, scompaginati strati geologici che si erano sovrapposti nel tempo. È ancora possibile il rinvenimento sporadico e casuale di manufatti litici, come asce – circa una trentina a punta o da taglio quelle finora ritrovate –, bifacciali, grattatoi, bulini e pestelli riguardanti un arco di tempo molto ampio che ingloberebbe anche il Paleolitico (oltre 10.000 anni a. C.), mescolati con scorie di fusione dell’età del Bronzo e frammenti fittili di varie epoche.
![]() Ascia di selce della Costa della Mènola. |
![]() Asce a punta di pietra della Costa della Mènola. |
![]() Scoria di fusione della Costa della Mènola. |
![]() Mappatura archeologica della Costa della Mènola di Angelo Siciliano. |
![]() Asce, bifacciali e pestello in pietra della Costa della Mènola. |
![]() Asce a punta e punteruoli di pietra della Costa della Mènola. |
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Tomba
dell’età del Bronzo in un fronte |
Monete, medaglie, token, maioliche e parte di uno scheletro
Una tomba a pozzetto, quasi certamente dell’età del Bronzo, 2000 a. C. circa, scavata in un’ampia spianata di arenaria, contenente lo scheletro di un bambino (vedi foto), ancora con i denti da latte, fu rinvenuta in località Imbergoli, a li ‘Mbriéuli, alla fine di Via Lungara Fossi, nel 1985. Sono stati riscontrati reperti romani databili dal II sec. d. C., assieme ad alcune monete dell’epoca.
Disegno di Angelo Siciliano (agosto 1985) con il contesto non più esistente della tomba dell’età del Bronzo di località Imbèrgoli, a li ‘Mbriéuli, a Montecalvo Irpino. Sono visibili quattro strati di terreno superficiale delimitati dalla cenere sulla spianata di arenaria in cui era la tomba contenente lo scheletro di un bambino.
Molte altre monete antiche, risalenti al XVI sec. e a quelli successivi,
rinvenute sporadicamente con diverse medaglie di bronzo o di rame,
riportano immagini di santi e di re. Molti i frammenti ceramici e di
terracotta raccolti di varie epoche, dal mal cotto della preistoria sino
ai frammenti di stoviglie, riferibili al periodo che va dal XII al XX
sec., provenienti per lo più dalle fabbriche di maioliche arianesi.
Una vera curiosità sono le decine di dischi in cotto e alcuni in pietra
(vedi foto) prodotti a mano col sistema della percussione e
scheggiatura, denominati token, simili a quelli d’epoca micenea, XV sec.
a. C., rinvenuti nell’isola di Vivara, nel golfo partenopeo, e a quelli
della Mesopotamia del 3000 a. C. (questi erano prodotti, grazie a uno
stampo, in terracotta con impressa sopra una lettera X che equivaleva al
valore di un agnello).
Fino a pochi anni fa li si considerava coperchi di vasetti, ma ora si sa che essi erano adoperati come moneta negli scambi commerciali, contribuendo al superamento del baratto. Dischi dello stesso tipo, del IV sec. a. C., sono esposti nelle vetrine del museo di Mozia in Sicilia. Diverse scorie di fusione dell’età del Bronzo, ritrovate in questa contrada, danno la certezza che qui si procedeva alla produzione dei metalli, utilizzando la legna ricavata dagli abbondanti boschi, una volta esistenti, e i minerali da fondere erano importati da luoghi lontani.
Tutti questi reperti, che di per sé costituiscono materiale per un possibile museo e potrebbero aiutare a ipotizzare la vita e la storia di genti sconosciute che abitarono questa terra, sono stati raccolti da Angelo Siciliano e dalla madre Mariantonia Del Vecchio, contadina, durante i lavori nei campi. Parte di questo materiale è fruibile nel sito www.angelosiciliano.com
![]() Parte di uno scheletro di bambino dell’età del Bronzo della Costa della Mènola. |
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Token in cotto da riuso e in pietra della Costa della Mènola. |
![]() Frammenti di piatti (maiolica arianese) della Costa della Mènola. |
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Frammenti di lucerne romane della Costa della Mènola. |
![]() mpugnatura di un’ascia di pietra della Costa della Mènola. |
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Monete romane della Costa della Mènola. |
Medaglie sacre della Costa della Mènola. |
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Monete tornesi della Costa della Mènola. |
Materiale archeologico proveniente da Montecalvo Irpino (AV)
Perizia dell’archeologa Marta Bazzanella
Tre reperti dell’età del Bronzo della Costa della Mènola.
Da sinistra: 1) punteruolo; 2) fusaiola in terracotta; 3) zanna di
cinghiale.
Tra i numerosi reperti rinvenuti da Angelo Siciliano e da sua madre tra
le zolle in contrada Costa della Mènola, spiccano per le ottime
condizioni di conservazione e per l’importanza della classe di materiale
tre oggetti, due dei quali in osso e uno in argilla. Si tratta di:
1. un punteruolo ricavato da ulna di erbivoro, verosimilmente domestico
(capra/pecora) sbozzato con la tecnica dell’abrasione e raschiatura
longitudinale, e rifinito, in un secondo momento tramite levigatura e
lucidatura della quasi totalità della superficie. L’estremità agente
dello strumento risulta smussata e la sua sezione sfaccettata. Dei due
bordi laterali uno è diritto e l’altro convesso. Lo strumento è quindi
sicuramente stato usato in antico e sottoposto a raffilatura
dell’estremità agente.
Strumenti simili sono frequenti in tutti i periodi della preistoria, ma
per le caratteristiche riscontrate, il nostro punteruolo potrebbe essere
inserito nell’arco cronologico dell’età del Bronzo.
Dimensioni:
Lunghezza 145 mm
Larghezza max 23 mm
Larghezza alla punta 4 mm
Spessore max 8 mm
Spessore alla punta 3 mm
2. Una fusaiola in argilla ben depurata, contenente mica e qualche
incluso più grossolano, di forma bitroncoconica (non perfettamente
regolare e quindi eseguita manualmente) con entrambe le basi appiattite
e presenza di una perforazione centrale regolare. La superficie esterna,
ben levigata e di colore grigio, presenta alcune chiazze di colorazione
più scura (bruno-nera), dovute verosimilmente ad un’azione di parziale
erosione postdeposizionaletale che ha intaccato un sottile strato di
ingobbio esterno.
Si tratta del volano fittile di un fuso ligneo, strumento, impiegato
nella trasformazione della fibra in filo, noto per tipologia a partire
dal Neolitico antico-medio, ma che nel caso specifico potrebbe essere
collocato cronologicamente nell’ambito dell’età della locale età del
Bronzo.
Dimensioni:
diametro esterno 39 mm
diametro foro interno 10 mm
altezza max 23 mm
3. Un segmento di zanna di Sus sezionato longitudinalmente e fratturato
intenzionalmente in senso trasversale. L’oggetto presenta, su uno dei
due lati, due piccole tacche, che potrebbero far pensale all’utilizzo
dell’oggetto come raschietto, o che potrebbero essere il frutto delle
operazioni di sezionamento del supporto, avvenute inizialmente per
percussione lanciata (?).
Dimensioni:
Lunghezza 66 mm
Larghezza max 3 mm
Spessore max 5 mm
Trento, 20 novembre 2003
Marta Bazzanella, archeologa della Provincia Autonoma di Trento, lavora
presso il MUCGT, Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, di San
Michele all’Adige (TN).
* Questa scheda con la perizia e le foto dei reperti, alcune delle quali
sono uscite nel mio calendario artistico-culturale del 2007, saranno
accolte nel volume “Per riallacciare i fili della memoria – Montecalvo
Irpino” di Mario Aucelli.
(Questo materiale è nel sito www.angelosiciliano.com).
Krotone, 26 dicembre 2007 Angelo Siciliano