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Nel 1949, con l’unico fratello di
dieci mesi, rimane orfano del padre Silvestro, deceduto a 25 anni per le
complicanze della malaria malcurata, contratta in Puglia, nelle campagne di
Troia, come bracciante all’età di 18 anni.
La madre, Mariantonia Del
Vecchio (1922-2011), di carattere fiero e orgoglioso, rinuncia a rifarsi una vita e porta
avanti la famiglia da sola, lavorando duramente nei campi.
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Dall’età di 14 anni inizia, da
autodidatta, la propria produzione in pittura e poesia. Per questioni economiche
e familiari deve rinunciare ad iscriversi al liceo artistico di Napoli.
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Nel 1963 è pubblicata per la prima volta una sua poesia su Miscellanea,
giornalino della propria scuola, l’I.T.C. ”G. Bruno” di Ariano Irpino. È un
sonetto dedicato al terremoto del 1962.
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Nel
1965 esegue opere caricaturali per la festa studentesca MK P 100, che si tiene
cento giorni prima degli esami per ragioniere.
Consegue il diploma di
ragioniere e s’iscrive alla facoltà di Economia e commercio presso l’Università
di Napoli.
Esegue opere pittoriche
satiriche, in occasione delle elezioni amministrative montecalvesi.
Nel 1966 dipinge due
tempere con S. Pompilio Maria Pirrotti, che sono esposte al pubblico per anni
nella casa natale del santo e poi conservate presso il reliquiario.
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Collabora in famiglia, sino all’età
di venti anni, nei lavori agricoli.
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Parallelamente al corso di studi curricolari, inizia uno studio autonomo delle
arti figurative, della storia dell’arte, della narrativa e della poesia
contemporanea, nazionale e internazionale.
Non trascura di ascoltare
diversi generi di musica. Disegna, dipinge, scolpisce, scrive, frequenta mostre
e discute con alcuni amici più di cultura che di questioni politiche. Tutte cose
che continuerà a fare anche in seguito.
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Dall’autunno del 1966 si trasferisce nella città partenopea e lavora per due
anni come istitutore in un convitto religioso di S. Giorgio a Cremano, per
mantenersi agli studi.
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Nel
1968 esegue alcune opere a tempera e ne fa omaggio per l’arredo della sede della
Polisportiva Montecalvese, di nuova costituzione. Aderisce al movimento di lotta e contestazione studentesca del Sessantotto e
nel 1969 partecipa, per otto mesi, all’occupazione della sua facoltà, contro i
baroni dell’università e la borghesia dominante, vale a dire quella che allora
era indicata come “nemico di classe”. La sua è una partecipazione alquanto
passiva e carica di dubbi. Alla prova dei fatti, i baroni sarebbero rimasti al
loro posto e la borghesia pure, con qualche ingannevole operazione di lifting
estetico.
Durante i mesi dell’occupazione conosce la futura moglie, Maria Paparo,
napoletana di padre calabrese, anche lei studentessa universitaria.
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Nel luglio 1970 si laurea in Economia e commercio. Gli viene offerto subito un
“posto” al Museo Provinciale di Avellino, che lui si guarda bene dall’accettare.
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Da ottobre ’70 a dicembre ’71, non essendo ancora consentita l’obiezione di
coscienza (c’era già stato però qualche arresto e conseguente condanna di
obiettori da parte dei tribunali militari), presta controvoglia il servizio
militare di leva a Venaria Reale (TO). Prende atto dell’ideologia nazista di
qualche ufficiale in servizio.
Ha l’occasione di conoscere il clima
politico-sindacale di una grande città del Nord, appartenente all’allora
Triangolo industriale con Genova e Milano. È già cominciata l’epoca degli
autunni caldi, con le contrapposizioni sociali e le lotte, anche aspre, che
avrebbero caratterizzato poi gli anni Settanta, segnati duramente anche dal
terrorismo politico di destra e di sinistra. Frequenta i luoghi storici e i musei cittadini,
le mostre d’arte e prosegue la propria formazione artistico-letteraria. Condivide la condizione dell’emigrante e la
nostalgia struggente per la propria terra d’origine con gli amici immigrati a
Torino, lavoratori della FIAT o di altre aziende, ospiti in vecchi palazzi del
centro, col cesso in comune sul ballatoio, o in caseggiati fatiscenti dei
sobborghi della città.
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Nel febbraio 1973 riceve l’incarico d’insegnamento a Trento. Si sposa e risiede
con la moglie in questa città, dove entrambi sono stati docenti nel locale
Istituto Tecnico Commerciale.
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Nel
1974 nasce il primo figlio Antonello e nel 1976 il secondogenito Adriano.
-
Nel 1977 tiene a Trento la sua prima
mostra di pittura, con oltre cinquanta opere, e pubblica il primo libro di
poesie.
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È in
stretto contatto con alcuni poeti e artisti locali; tiene diverse mostre
personali di pittura e partecipa a mostre collettive. Continua a produrre poesie
e inizia a scrivere d’arte.
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È giornalista
pubblicista dal 1989.
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Scrive
articoli e talvolta pubblica anche disegni su alcune riviste: U.C.T., Arte e
Arte, Rene & Salute, JUDICARIA.
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Collabora per diversi anni con la
D’Ars di Milano, per l’arte contemporanea, con articoli su quotidiani o riviste.
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E’ stato segretario di due
associazioni artistico-letterarie, nonché direttore di due periodici
d’associazioni culturali.
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Come pittore, ha tenuto 17 mostre
personali e ha partecipato a diverse collettive. È inserito nell’archivio ADAC
del MART, Museo d’Arte Contemporanea di Trento e Rovereto.
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Ha pubblicato finora tre raccolte di
poesie in lingua: Versi biologici nel 1977, Tra l’albero di Giuda e
quello del Perdono nel 1987 e Dediche nel 1994.
Nel 1993 è inserito
nell’antologia CONTROPAROLE, di 13 poeti trentini contemporanei, curata
da Giuseppe Colangelo per le edizioni Arca di Trento.
La radio della sede Rai di
Trento gli dedica, nel 1994, un’ora di trasmissione per la sua poesia in lingua.
-
Nel 1998, con la sua classe quinta
ragionieri, partecipa ad un concorso nazionale con un ipertesto multimediale
contenente diversi suoi disegni, sulla storia e sull’archeologia di Trento. Il
lavoro è fruibile nel sito della scuola
www.itc-tambosi.tn.it Area umanistica diramazione Storia.
Nel 2001 è accolto
nell’antologia Tempi Moderni, raccolta di poeti contemporanei delle varie
regioni d’Italia, edita da Libro Italiano World di Ragusa.
In questi anni ha accumulato
molto materiale poetico per la pubblicazione potenziale di altre raccolte di
poesie in lingua, di cui una con i tanti testi ispirati al Sud-Mediterraneo.
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Dopo aver tenuto compressa e celata
per anni la propria cultura arcaica, che talvolta ha fatto capolino nei versi in
lingua e in qualche disegno, inizia dal 1987 un recupero glottologico e
antropologico ad ampio raggio, per il proprio paese d’origine, Montecalvo Irpino
(AV).
Nel 1988 pubblica, presso
l’editore Menna di Avellino, un libro di 160 pagine scritto a Zell (TN), Lo
zio d’America, con testi vari in dialetto e traduzione a fronte, che è
presentato prima al Sud e poi a Trento, presso la locale facoltà di Lettere.
Mario Sorrentino, nel suo intervento, scrive che Siciliano sta “tentando
un’operazione di salvataggio culturale veramente sconvolgente per la storia poco
conosciuta della nostra etnia irpina”.
Dopo la pubblicazione di
questo libro avanza due proposte progettuali:
1. nel 1988 propone agli amministratori comunali montecalvesi la
realizzazione di alcuni murales, per il decoro del paese, da eseguirsi da parte
di alcuni pittori muralisti, conosciuti a Piano Vetrale (SA), come membro di una
giuria per un concorso artistico;
2. nel 1989 elabora un proclama per l’istituzione di un Museo Intercomunale
dei Mestieri e della Civiltà Contadina nell’Alta Irpinia orientale, e lo
pubblicizza nello stand del Comune di Montecalvo, allestito in occasione della
VI Fiera della città di Ariano Irpino, tenutasi in agosto ‘89.
La proposta per i murales è
accolta ed è eseguita una striscia pittorica, lunga un centinaio di metri, con
miti e fatti di storia locali. Il proclama per il museo cade nel vuoto.
La radio della sede Rai di
Trento, nel 1988, gli dedica un’ora di trasmissione per il lavoro di recupero
della cultura arcaica di Montecalvo.
Per alcuni anni, l’emittente
montecalvese Radio Ufita diffonde, in Irpinia e parte del Sannio, i testi de
Lo zio d’America letti dall’autore.
Non potendo il contenuto di
questo libro rappresentare tutta la cultura orale montecalvese, decide di
proseguire il lavoro con l’intento di realizzare due obiettivi. Da un lato avvia
una ricerca meticolosa sul territorio, per raccogliere fedelmente il materiale
folclorico dalla viva voce degli informatori dialettofoni. Dall'altro, facendo
leva sull’imprinting e sulla propria creatività, recupera e scrive la parte
sommersa di essa, non testimoniata, ma vissuta personalmente o percepita
nell'ambiente, col metodo della “conoscenza illuminata”.
Tra il materiale riscontrato,
il testo più significativo è quello del poema contadino cantato Angelica,
di ben 107 quartine.
Tra il materiale prodotto autonomamente, la
parte più corposa è costituita dalle oltre trecento confessioni degli antenati,
di trenta versi l’una, inserite in un contesto presepiale-teatrale, che
riassumono a tutto tondo la vita della collettività locale.
Il tutto è scritto in dialetto
montecalvese d’inizio Novecento, che è lo stesso dell’Ottocento.
Col materiale, raccolto o
prodotto, si è venuto definendo un archivio completo della locale civiltà
agropastorale.
Ricostruisce l’iconografia
della veglia funebre e del pianto rituale con opere, di forte carica espressiva,
presentate nel 1993 in una mostra personale a Castel Drena (TN).
Crea tanti altri disegni
ispirati a temi etnici.
Sarebbero possibili una decina
di pubblicazioni con tutto il materiale in dialetto, recuperato o prodotto
finora. Oltre 25.000 sono i versi finora scritti, di cui meno di 7.000 quelli
pubblicati.
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Nel 1999, Otto canti, tra religiosi
e funebri, per la maggior parte dell’Ottocento, degli oltre cento raccolti
finora, sono pubblicati ad Avellino, anche con la trascrizione delle note
musicali, nel volume Canti religiosi, curato da Aniello Russo per tutta
l’Irpinia.
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Dal 2002, per iniziativa di Alfonso
Caccese, sono dedicate alla sua opera, edita e inedita in dialetto e in lingua,
alcune pagine web nel sito
www.irpino.it sotto Cultura e tradizioni.
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Nel 2003 lascia l’insegnamento per
dedicarsi a tempo pieno all’arte, alla poesia, alla cultura e all’archeologia.
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Il 26 e 27 settembre 2003 partecipa
come relatore allo SPEA8, Seminario Permanente di Etnografia Alpina n. 8,
“CONTADINI DEL SUD CONTADINI DEL NORD. Studi e documenti sul mondo contadino in
Italia a 50 anni dalla morte di Rocco Scotellaro”, organizzato dal Museo degli
Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige, e sviluppa per
l’occasione due relazioni: Un patrimonio ritrovato nel dialetto irpino
dell’Ottocento e Dopo Scotellaro: trasformazioni epocali nel mondo
contadino meridionale.
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Nel 2004 è accolto con quindici
poesie in lingua nell’antologia FERMENTI Poeti Italiani Contemporanei,
Serie Oro, edita da Libroitaliano World International Publishing House di
Ragusa.
Sempre per iniziativa di
Alfonso Caccese, è aperto il sito
www.angelosiciliano.com con alcune decine di pagine web contenenti materiale
prodotto nel corso degli anni. Il sito è aggiornato continuamente con nuovo
materiale.
Una sintesi della relazione
Dopo Scotellaro: trasformazioni epocali nel mondo contadino meridionale
esce, con due suoi disegni antropologici scotellariani, nel libro La scuola
del ponte, edito dal Liceo scientifico e linguistico “Leonardo da Vinci” di
Trento.
Una sua nota sul dialetto
montecalvese, il testo scritto Lo zio d’America e relativa lettura escono
ad Avellino nella Grammatica del dialetto irpino con CDR, a cura di
Aniello Russo.
Dona il TRITTICO
DELL’ABBONDANZA, con presentazione di Giovanni Bosco Maria Cavalletti,
composto di tre poesie alla Madonna dell’Abbondanza, una in lingua e due in
dialetto irpino di metà Ottocento, unitamente a cinque suoi pastelli originali,
alla Parrocchia S. Pompilio Maria Pirrotti di Montecalvo Irpino.
Collabora con la prof. ssa Paola Benincà,
dell’Università di Padova, aderendo alla compilazione del “Questionario generale
per i dialetti centro-meridionali” con la traduzione nel dialetto di Montecalvo
Irpino (AV) delle 218 frasi proposte dal questionario e la coniugazione di tre
verbi.
Fa circolare la raccolta di “Articoli
e saggi brevi”, una scelta di articoli e saggi editi su quotidiani e
periodici, con alcuni testi poetici e proprie illustrazioni.
È inserito nell’Archivio del
Centro di documentazione per la poesia dialettale Vincenzo Scarpellino, c/o
Biblioteca Comunale G. Rodari, Via Olcese n. 28 – 00155 Roma.
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Nel 2006 è accolto nell’Antologia italiana Poeti Italiani Contemporanei, edita da Libroitaliano World Casa
Editrice Internazionale di Ragusa. Fa circolare alcuni suoi fascicoli con propri
testi poetici in dialetto e in lingua e opere pittoriche: “Trilogia
dell’abbandono“, con prefazione di Mario Sorrentino, e “Munticàlivu
‘mpónt’a lu siérru”. Grazie alla sponsorizzazione del Comune di Montecalvo
Irpino, esce il suo Calendario artistico-culturale per il 2007, con opere
pittoriche, foto di reperti archeologici e testi poetici in dialetto irpino
dell’Ottocento.
Continua la collaborazione
giornalistica con la rivista JUDICARIA ed escono suoi articoli su “La Vigna”,
periodico della Confraternita della Vite e del Vino di Trento, di cui fa parte.
Diversi saggi brevi sulla civiltà agropastorale irpina sono usciti negli ultimi
due anni sul “Corriere”, quotidiano dell’Irpinia. Qualche articolo è uscito sul
periodico “Altirpinia” di Lioni (AV).
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Dal 13 al 15 agosto 2007, partecipa
a Lioni (AV), su invito dell’Associazione “FATECI RESPIRARE”, alla “Prima mostra
del libro di Autori locali”, organizzata in collaborazione con il periodico
“Altirpinia” e il Comune di Lioni. I suoi libri e i suoi fascicoli esposti
saranno accolti nell’Archivio degli autori irpini, di nuova creazione.
In 40-50 anni di ricerca tra
le zolle della campagna, ereditata dal nonno paterno e coltivata dalla madre in
contrada Costa della Menola a Montecalvo Irpino, ha messo insieme una
straordinaria quantità di reperti archeologici che vanno probabilmente dal
Paleolitico, 10.000 anni a. C., al XIX secolo. Con questo materiale può essere
allestito un museo. In agosto 2007, otto monete del Settecento e 26 medaglie
sacre e un crocifisso, rinvenuti negli anni alla Costa della Mènola, sono
esposti nel Museo Pompiliano di Montecalvo, creato dall’abate don Teodoro
Rapuano.
Grazie alla sponsorizzazione
del Comune di Montecalvo Irpino, esce il suo Calendario artistico-culturale per
il 2007, con opere pittoriche, foto di reperti archeologici e testi poetici in
dialetto irpino dell’Ottocento.
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Dal 2008 ha preso a gestire
personalmente il proprio sito
www.angelosiciliano.com e lo aggiorna continuamente con nuovi articoli
illustrati da proprie immagini, riguardanti arte, cultura, etnografia e
letteratura.
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Nel 2010 la sua poesia
Terremoto, esce
nell’antologia poetica sul terremoto La polvere e la luna: i poeti del 23
novembre, curata da Paolo Saggese,
per Delta 3 editore di Silvio Sallicandro di Grottaminarda (AV).
Fa circolare il fascicolo autoprodotto “Versi
famigliari” con testi poetici in lingua e in dialetto dedicati negli anni ai
propri familiari.
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Nel 2011
il Comitato per la
promozione del patrimonio immateriale di Roma, che coordina una trentina di
associazioni in Italia, impegnate nei vari settori culturali e musicali, di
propria iniziativa gli conferisce, anche a seguito di quanto divulgato sul web,
il Premio “Culture viventi” allo scopo di assegnare un riconoscimento a
testimoni di tradizione, operatori culturali, associazioni, studiosi,
amministratori che, grazie al loro impegno disinteressato e alle loro idee,
hanno contribuito in modo significativo alla salvaguardia ed alla trasmissione
del patrimonio culturale immateriale, alla valorizzazione sostenibile dello
stesso o alla difesa dei diritti culturali.
Il critico Paolo Saggese,
nel suo articolo uscito il 19 gennaio 2011 sul quotidiano Ottopagine di
Avellino, intitolato “Angelo Siciliano – Poeta della memoria
contadina”, scrive tra l’altro: …La sua esperienza intellettuale ha inizio con Versi biologici
(1977), cui seguono le poesie di Tra l’albero di Giuda e quello del
Perdono (1987). Sono due raccolte di componimenti in italiano, che
dimostrano un’eleganza e un’ispirazione non comuni, che richiamano alla memoria
la migliore produzione dei poeti del Sud, da Scotellaro ad Alfonso Gatto, per
arrivare agli autori della nostra Irpinia. … La poesia meridionalista di Angelo
Siciliano si fa, inoltre, civile in altri componimenti, in cui si racconta
l’emigrazione degli uomini del Sud, le stragi nere, la corruzione e l’impotenza
della politica, la distruzione della natura, la guerra imperialistica, la
giustizia che è deficitaria, la crisi delle idee, l’ingiustizia sociale. …
Soprattutto un capolavoro nel suo genere, che è “Lo zio d’America
… In questi componimenti, come negli altri in italiano, vi è il segno di una
grande testimonianza per un Sud che appare “maledetto” e che non vuole morire,
che non deve morire, che deve reagire. … Quest’opera è il frutto di una dolorosa
diaspora, di un “tradimento” – il leitmotiv degli intellettuali sradicati
fuggiti al Nord – nei confronti dei padri, delle madri, della terra, è il frutto
di uno sradicamento che seppure ha prodotto una vita ricca di soddisfazioni
personali e intellettuali, tuttavia non ha sanato una mancanza nostalgica.
Angelo Siciliano, con il grande “monumento” che ha innalzato, un tributo d’amore
alla sua terra d’Irpinia, dimostra di essere rimasto qui con il cuore, spesso
anche con la mente. Le sue idee, i suoi sogni, le sue emozioni rivivono qui come
a Trento e dimostrano che siamo sotto lo stesso cielo, uomini in attesa di un
mondo migliore che non rinneghi il passato.
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Nel 2012, su Facebook, assieme
a un nutrito gruppo di amici, sta sviluppando un discorso culturale ad ampio
raggio, che tocca anche la musicologia, l'antropologia e la lessicografia
dialettale.
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Dopo qualche anno di riflessione nel 2020 inizia a lavorare al suo
progetto più importante la
trascrizione del poema ottocentesco in dialetto Irpino “Angelica”.
Edito in proprio e in vendita on line su tutte le piattaforme .
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Materiali multimediali pubblicati a lui riconducibili
Video del poema contadino ‘Angelica’ di Montecalvo Irpino (AV) – Canta
Felice Cristino
contadino (1921-2010):
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https://youtu.be/ltYoSw8nUMA?si=FYld16NnBETmLAsF
Canale su YouTube di Angelo Siciliano:
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https://www.youtube.com/channel/UCBF7XJ2jjZbNBOdbv1tIpyA?view_as=subscriber)
Materiali multimediali e scritti fruibili in tre siti:
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www.angelosiciliano.com https://angelosiciliano76.altervista.org/
https://independent.academia.edu/AngeloSiciliano
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Materiale su Calamèo:
https://www.calameo.com/accounts/7691319
Angelo Siciliano ha vinto il 1° Premio nella sezione a tema libero in
lingua italiana alla IV
Edizione (2003) del Concorso di Poesia "Valle dei Laghi" in Trentino. La
poesia premiata,
intitolata "Il vino e il grano", è stata riconosciuta il 18 maggio 2003.
Il concorso valorizza la
cultura locale e il territorio trentino.
• Autore: Angelo Siciliano.
• Poesia vincitrice: "Il vino e il grano".
• Edizione: IV Edizione, 18 maggio 2003.
• Sezione: Tema libero in lingua italiana.
Angelo Siciliano è stato insignito del Premio "ICHNET - Culture Viventi"
dal Comitato per
la Promozione del Patrimonio Immateriale.
Il riconoscimento è stato conferito il 14 agosto 2011 a Sant'Andrea
Apostolo sullo Jonio
(CZ), in occasione del festival "Sùanu 'e Canna", per il suo contributo
artistico e culturale.
Dettagli del Premio:
• Motivazione: L'attività di Angelo Siciliano è stata premiata per il
suo impegno nel
"Raccontare il Sud: memoria, pittura, suono, narrazione e poesia".
• Contesto: Il premio fa parte delle iniziative volte a valorizzare il
patrimonio immateriale e le
culture viventi.