|
|
|
La loro vita era scandita dall’alternarsi delle stagioni, dalle siccità e dalle piogge talvolta dannose, dagli usi e costumi, di cui erano depositari e che sapevano trasmettere con naturalezza e cordialità a coloro che li frequentavano. La loro casa era aperta a tutti. E poi si andava via con animo leggero, dopo aver scherzato e sorriso insieme, sulle piccole meschinità della vita. Dopo la morte del marito aveva resistito da sola per alcuni mesi nella casa in campagna, dov’era vissuta da sempre col marito con tante comodità (li cummilità): il pozzo, il forno, l’orto, il pollaio, l’ovile con pecore e agnelli, i conigli, i cani, i gatti, il vigneto, l’uliveto, tante piante da frutto in giro, la campagna coltivata a cereali e a foraggere per farne fieno. Poi si era trasferita dalla figlia. Sempre in una casa di campagna. All’improvviso, qualche mese fa, un male subdolo ha cominciato a minarne la salute. Poi, la terapia del dolore. Ha potuto godere di tutta l’assistenza possibile e immaginabile, come si costumava una volta nella civiltà contadina, in casa della figlia. Ci ha lasciato a mezzogiorno in punto, il 14 giugno 2011. Se n’è andata alla stessa ora in cui la lasciò il marito, “zi’ Filìci”. Insomma, quasi una chiamata! Ora il cerchio si è chiuso. E vogliamo ricordarla con una filastrocca che lei talvolta ci recitava:
“Calànnu lu sole,
facènnusi nòtt,
(Al tramontar del sole, , facendosi notte , Ma abbiamo una certezza: quella casa non resterà chiusa per sempre! (Questo necrologio, pubblicato dal Corriere-quotidiano dell’Irpinia il 16 giugno 2011, è fruibile nel sito www.angelosiciliano.com). Zell, 14 giugno 2011 Angelo Siciliano |
| Consulta gli altri articoli presenti sul web alla pagina : Articoli e Saggi brevi |