"Lu cantu di la morte" di Angelo Siciliano


  (veglia funebre: pastello


LU CANTU DI LA MORTE
 
Ij???a spassu cu la m?a tul?da,
tre gi?ini mi purt?i pi ccumpagn?a.
Truv?i n?ombra ?mmi?z?a la v?a:
?Ti scungiuru pi la parte di D?u,
dimmi, chi siete voi??
 
?S?gu la Morte chi m?ha ccrij?u D?u,
nun p?tu riguardu pr?bij?a nn?ci?u!?
 
?E ?u tre mmili?i ti dunarr?a,
abb?tica da li mmani t?i scapparr?a!?
 
?Ma si la Morte s?accurd?s cu ddin?i,
cchj?rricca di la Morte chi sarr?a??
 
?Iju cu ttre milioni mi frabbicarr?a
nu palazz?accant?a lu maru.
Tre guardiani mi ci mittarr?a
e vidi, Morte, si puoi min?i!?
 
D?pu tre giorni
lu gi?ini si mitt??a ll?tu,
s?bitu tre mmi?ici
si mmann??a cchjam?i.
 
Unu dic?t:?Che puzz?e,
pigli?ilu da dint?e ccacci?ilu da f?e!?
N?atu dic?t:?Dum???a fa la festa!?
N?atu dic?t:?S?adda suttirr?i!?
 
?Mann?im?a cchjam?li m?i par?ti!?
 
?Add??add??e cc?e j?puzzil?te!?
 
?Add??add??oru e argintar?a,
??arrivint? nu pu?inu di purcar?a!
Add??add?u, ricch?z,
??arrivint? nu pu?inu di munn?z!?
 
IL CANTO DELLA MORTE
 
Passeggiavo con la mia allegra brigata,
tre giovani mi portavo per compagnia.
C?imbattemmo in un?ombra per strada:
?Vi scongiuro in nome di Dio,
ditemi, chi siete voi? ?
 
?Sono la Morte e mi ha creato Dio,
non ho riguardi per alcuno!?
 
?Ed io di tre milioni ti farei dono,
purch?tu mi risparmi!?
 
?Ma se la Morte s?accordasse per denari,
pi?ricca di me chi ci sarebbe??
 
?Io con tre milioni mi costruirei
un palazzo in riva al mare.
Tre guardiani vi collocherei
e ti sfido, o Morte, prova ad entrarci! ?
 
Trascorsi tre giorni
il giovane si mise a letto,
subito tre medici
fece convocare.
 
Il primo esclam??Che fetore,
sollevatelo e portatelo fuori di casa!?
Il secondo assicur??Domani faremo la festa!?
Il terzo conferm??Ormai ?da sotterrare!?
 
?Mandate a chiamare i miei parenti!?
 
?Oh Dio Dio, com??puzzolente!?
 
?Addio addio, oro e argenteria,
diventeremo un pugno di porcheria!
Addio addio, ricchezze,
diventeremo un pugno d?immondizia!?
 
Nota.
 
Questo canto, se ve ne fosse bisogno, dimostra che la Morte, tra l?altro sempre presente nella cultura contadina, non scende a patti con alcuno, nemmeno con i ricchi e i potenti. Con costoro, anzi, essa prova piacere nell?assumere un atteggiamento sadico imponendo la propria regola, che ? uguale per tutti.
 
Trattandosi di un canto d?ambito rurale, anche se il linguaggio tende talvolta all?aulico e ad una vaga costruzione colta, si pu?cogliere in esso uno spirito di rivalsa della classe contadina nei confronti di signori, ricchi e potenti.
Singolare l?uso del numero tre, ripetuto per ben sei volte nel canto. In occultismo esso ha valenza sacra e magica, e rappresenta la luce.
Anche nelle religioni ?stato spesso adoperato: come triade in quell?induistica, con Brahma, Siva e Visn? come Trinit?nella cristiana, con Padre, Figlio e Spirito Santo.
Nel nostro caso, tuttavia, esso non solo non riesce a salvare il protagonista da una fine misera, ma costui ?anche fatto oggetto di dileggio, dai toni grotteschi e teatrali, da parte di tre medici, vale a dire coloro cui la societ?affida una parte delle proprie speranze di allontanare il pi?possibile il momento fatale. Qui la funzione dei seguaci d?Esculapio, nonch?eredi d?Ippocrate, appare come quella d?implacabili becchini.
La terribilit?del contenuto di questo canto pu?essere comparata a quella ancora riscontrabile nelle scene delle danze macabre che, nei secoli passati, erano affrescate, dentro o fuori dalle chiese, a monito per la gente, sotto la suggestione e il terrore d?epidemie di colera o peste, che mietevano un enorme numero di vittime tra la popolazione esistente.
?un canto sicuramente di met?Ottocento (lo cantava mia nonna nata nel 1880), ma ?probabile che sia pervenuto a noi dai secoli precedenti.
Da segnalare le parole tul?da, col significato d?allegra brigata, combriccola o compagnia intrigante, e abb?tica, per purch?
 
Canto di Mariantonia Del Vecchio, classe 1922, contadina; registrazione del 1988, trascrizione, traduzione e annotazione del figlio Angelo Siciliano.