Sì, c'è un legame preciso. "Lu Lupu Pumpinàru" è il titolo di una bellissima poesia (e racconto popolare) in dialetto irpino scritta proprio da Angelo Siciliano, tratta dal suo libro “Lo zio d'America” (edito da Menna di Avellino nel 1988) e condivisa nel tempo anche sul suo sito ufficiale di Angelo Siciliano. Nel testo, il poeta raccoglie e traduce in versi la memoria contadina di Montecalvo Irpino, descrivendo un'antica leggenda locale legata a una casa rurale in via Fossi.La trama e le credenze popolari della poesia. La poesia racconta di un uomo del paese che, nelle notti di plenilunio, si trasformava in lupo mannaro (pumpinàru). Il testo mette in luce alcuni elementi tipici e affascinanti della tradizione magica irpina:Il branco di cani e le catene: Il licantropo si aggirava per le strade del paese trascinando catene, emettendo versi ("aùff, aùff…") e seguito da una torma di cani ringhianti. La regola dei tre gradini: Un malcapitato passante, per sfuggirgli, salì su una scalinata. Secondo la tradizione irpina e meridionale, il lupo mannaro non può salire più di tre gradini consecutivi (limite oltre il quale perde le forze o la coordinazione).La canna e le tre gocce di sangue: Per salvare il passante, un vicino di nome Peppantonio si affacciò al balcone e punse il mostro con una lunga canna munita di un chiodo sulla punta. La leggenda vuole che basti far fuoriuscire tre gocce di sangue per spezzare l'incantesimo: l'uomo riacquistò immediatamente le sue sembianze umane, scacciò i cani, si sistemò i vestiti e tornò a casa come se nulla fosse accaduto.
LU LUPU PUMPINÀRU1
Na casa ‘nd’à nu suttànu, |
IL LUPO MANNARO
Una
casa in un seminterrato, |
Correlato : Lu Lupu Pumpinaru AS.htm